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discarica santino

VERBANIA – 11.03.2017 – Assolti per non aver commesso il fatto.

Così ha deciso il tribunale di Verbania nel processo a carico di Vittorio Zacchera e Cornelio Minotti, rispettivamente presidente e direttore della cooperativa sociale Risorse, chiamati in giudizio per la gestione della discarica inerti di Santino. Difesi dall’avvocato Giovanni Aquino, erano imputati di gestione non autorizzata di rifiuti e, solo Zacchera, anche di falso ideologico in atto pubblico per quanto comunicato alla Camera di commercio nel Mud, il modello unico di dichiarazione ambientale.

La discarica, che si trova nel territorio di Verbania, sulla sponda sinistra del torrente San Bernardino nei pressi del ponte per Santino, è gestita da decenni dalla cooperativa che, tra l’altro, riceve scarti – vegetali o inerti – di privati cittadini in virtù di una convenzione con il Coub, il Consorzio dei rifiuti. Convenzione che fu cambiata durante le indagini, circostanza che per l’accusa è rilevante ma che, alla luce della sentenza – le motivazioni saranno depositate entro 60 giorni – non ha evidentemente avuto influenza perché sentenziando che il fatto non è stato commesso, anche la modalità “originale” di conferimento rifiuti era regolare.

Il giudice Rosa Maria Fornelli ha così accolto le tesi della difesa, che sottolineando la buona fede e la valenza sociale del suo operato, aveva anche sostenuto come le eventuali irregolarità sarebbero state semplici sanzioni amministrativi.

Per l’accusa, sostenuta in aula dal pubblico ministero Anna Maria Rossi, il falso era provato, così come il fatto che i rifiuti trattati non erano semplici inerti. Per Zacchera era stata chiesta una condanna a 6 mesi di reclusione, per Minotti 5 mesi e 10 giorni di arresto.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Nicola Mezzina e condotta dalla Forestale, era nata nel 2014 partendo dai privati e dai loro conferimenti in discarica. Gli agenti s’erano appostati di fronte all’ingresso fotografando i mezzi in entrata e scoprendo, dal successivo raffronto con i registri di carico e scarico, che erano stati classificati come privati mezzi che in realtà appartenevano a aziende e che, anche per il solo trasporto, necessitavano di specifiche autorizzazioni. Sono qualche decina coloro che hanno già fatto i conti con la giustizia, pagando decreti penali o venendo condannati. 

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