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VERBANIA – 24.10.2016 – Falso ideologico in atto pubblico

e gestione non autorizzata di rifiuti. A due anni e mezzo dalle indagini che portarono anche al sequestro della discarica inerti di Santino, è iniziato oggi in tribunale a Verbania il processo a carico dei vertici della cooperativa sociale Risorse, che la gestisce. Vittorio Zacchera e Cornelio Minotti, rispettivamente presidente e direttore, sono accusati di questi due reati. Il primo del falso per aver depositato alla Camera di commercio un Mud (Modello unico di dichiarazione ambientale) non rispondente al vero; entrambi delle infrazioni rilevate dalla Forestale nell’impianto.

L’inchiesta, ha spiegato al giudice Rosa Maria Fornelli l’ispettore che la condusse, nacque dal ritrovamento, nei boschi del Verbano, di scarti di cantieri edili abbandonati. Risalendo ai proprietari grazie a testimonianze o a documenti rinvenuti tra i detriti, la Forestale elevò sanzioni obbligando i proprietari a smaltire i rifiuti. Di fronte all’affermazione che i multati avrebbero chiamato una persona con il camion e portato il materiale alla discarica di Santino, rimasero insospettiti. E, infatti, tra l’11 febbraio e il 2 aprile 2014 si appostarono all’esterno dell’area e presero nota di tutti i camion – tralasciarono i mezzi privati – in ingresso e uscita. In una ventina di appostamenti furono annotati 93 conferimenti. Il prelievo, più tardi, dei registri di carico e scarico, e il confronto tra mezzi entrati e mezzi registrati, fece emergere numerose anomalie, soprattutto considerando che spesso si indicava “veicolo privato” quando privato non era. E che quelli appartenenti a aziende sovente non erano in possesso delle autorizzazioni a trasportare rifiuti speciali, né in conto proprio, né per terzi.

Da qui partirono, su coordinamento del sostituto procuratore Nicola Mezzina, ulteriori e approfondite indagini e si formò il quadro accusatorio che ora il pm Annamaria Rossi sostiene in aula. La contestazione riguarda, sia la quantità di rifiuti conferiti, e quindi il valore comunicato tramite il Mud, sia la natura stessa della discarica. Soprattutto per i privati. Gli inerti autorizzati dalla Provincia per il conferimento privato a Santino, infatti, non sono gli scarti edili classificati con il codice “17.19.04” – sigla che li definisce rifiuti speciali – ma solo vasellame, cocci e materiale minuto che, insieme agli scarti vegetali, sono gli unici ammessi. Il conferimento, peraltro, avviene tramite convenzione con il Coub, garantendo la gratuità. Una convenzione che, in piena indagine e con gli avvisi di garanzia già notificati, fu cambiata e ampliata.

Uno degli argomenti della difesa, sostenuta dall’avvocato Giovanni Aquino, è che fosse prassi comune conferire a Santino gli scarti edili privati frutto di piccole ristrutturazioni e che, anzi, questo fosse sin dall’inizio lo scopo della discarica, nata negli anni ’80 per scoraggiare i cittadini a abbandonare i rifiuti in aree isolate. Su questo aspetto hanno testimoniato i testi della difesa, l’ex segretario comunale e provinciale Giulio Gasparini e il responsabile tecnico del Coub Doriano Camossi. La difesa sostiene inoltre che si tratta semmai di illeciti amministrativi e non penali.

In aula oggi i soci della cooperativa di stanza in discarica hanno spiegato al giudice come avvenivano ingresso, ricevimento, carico e scarico, lavorazione dei rifiuti e tenuta dei registri; mentre l’ispettore della Forestale che ha effettuato l’inchiesta ha documentato i vari passaggi. L’udienza è stata aggiornata al 16 dicembre per ascoltare il perito nominato per valutare la gestione della discarica. 

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