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VERBANIA – 16.12.2016 – “Abbiamo sempre svolto

un lavoro sociale, anche di educazione contro l’abbandono dei rifiuti, e l’essere dipinti come un’associazione a delinquere ci crea un danno d’immagine enorme”. Quella di Vittorio Zacchera, più che una testimonianza è una perorazione. Il presidente della cooperativa sociale Le Risorse, a processo insieme al suo vice – nonché direttore – Cornelio Minotti per il “caso” della discarica di inerti di Santino, oggi è salito sul banco dei testimoni a Palazzo di Giustizia per rispondere alle domande del pm Anna Maria Rossi e del suo avvocato Giovanni Aquino, ma anche per chiarire l’estraneità agli addebiti e la buona fede della cooperativa.

L’indagine coordinata dal sostituto procuratore Nicola Mezzina e condotta dalla Forestale ha fatto emergere alcune anomalie nel modo in cui venivano ricevuti gli scarti di cantiere a Trobaso, in particolare per i privati, che si presentavano alla pesa per scaricare senza che venissero identificati e segnalati come tali. E, spesso, non lo erano perché i mezzi in ingresso appartenevano a società, a volte nemmeno in possesso dell’autorizzazione per movimentare rifiuti speciali. Per queste violazioni di legge entrambi sono a processo. Zacchera deve rispondere anche del più grave reato di falso ideologico in atto pubblico, avendo certificato nel Mud (il modello per le dichiarazioni ambientali) dati non corrispondenti alla realtà.

La difesa sostiene la piena buona fede della cooperativa: “in 25 anni nessuno ci ha contestato che venissero i privati”, ha spiegato il presidente, che ha puntato anche sulle modiche quantità degli inerti trattati – “si parla di carichi di 200 quintali di media per conferimento, meno di un metro cubo” – e sulla mancanza di vantaggio economico in questa pratica.

Il giudice Rosa Maria Fornelli ha aggiornato il processo al 10 marzo, quando potrebbe esserci anche la chiusura del dibattimento, la discussione e la sentenza. 

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