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farmacia intra

VERBANIA – 09.08.2018 – Contestazioni di gravi inadempimenti contrattuali,

diffida a completare le opere concordate, minaccia di causa civile. È pesante, nei toni ma soprattutto nei contenuti, la lettera che l’altro ieri l’avvocatura civica verbanese ha inviato all’impresa di costruzioni Castelliti srl riguardo alla tanto attesa –e più volte annunciata come imminente– nuova farmacia comunale. All’ex scuola femminile “Carolina Alvazzi” di corso Cairoli, a Intra, i lavori si trascinano da quasi due anni, mentre l’avvio dell’operazione risale addirittura al novembre 2014. In quei primi mesi di giunta Marchionini fu concluso, con il voto del Consiglio comunale, un accordo urbanistico-edilizio. In cambio della demolizione dell’ex Camera del Lavoro di Intra e della “farmacia chiavi in mano” realizzate a spese della Castelliti (valore stimato: 700.000 euro), questa avrebbe ottenuto il cambio di destinazione d’uso da produttivo a residenziale di un palazzo già costruito in via Muller e l’aumento premiale di volumetria di quello contiguo in fase di costruzione.

La Camera del Lavoro fu abbattuta in pochi giorni prima ancora di Natale, la farmacia è rimasta incompiuta. Parte dei ritardi è stata addebitata al ritardo nel trasloco del Provveditorato (se n’è andato a gennaio 2016), ma anche alla necessaria bonifica dall’amianto. Ora, a leggere le contestazioni dell’avvocatura, si scopre che i ritardi sono –così almeno ritiene l’ente pubblico– colpa della ditta.

“Scrivo in nome e per conto del Comune di Verbania per contestare a Codesta impresa il grave ritardo accumulato nei lavori di ristrutturazione dell’immobile Carolina Alvazzi e sollecitarLa a porre immediatamente termine alle lavorazioni concordate…”. Inizia così la missiva, che elenca quanto è da completare: lavori di carpenteria metallica, di cartongesso, da piastrellista e da pittore, opere impiantistiche, arredi e finiture “senza le quali non è possibile il collaudo dei lavori effettuati”.

Si tratta di interventi di una certa importanza, il cui importo non è quantificato, né quantificabile al momento perché “manca la trasmissione della documentazione fondamentale per l’Amministrazione, come gli eventuali aggiornamenti al progetto (molte delle opere realizzate risultano difformi dal progetto approvato), nonché il computo metrico estimativo”. In sostanza il Comune non sa quanto dovevano costare originariamente i lavori e quale importo valgono le lavorazioni portate a termine. La documentazione che manca – si legge nella lettera – “priva l’Amministrazione della possibilità di effettuare un controllo rispetto alle opere realizzate”. I tecnici municipali ritengono tuttavia che “la somma originariamente pattuita in convenzione (pari a 700 mila euro) non appare essere stata raggiunta”.

Da qui la contestazione dell’inadempimento e il ventilato ricorso alla giustizia. “L’Amministrazione è in procinto di presentare, avanti al Tribunale di Verbania, apposito ricorso per accertamento tecnico preventivo – scrive l’avvocatura –, volto appunto a verificare quantità e qualità delle opere ad oggi poste in essere da Codesta Impresa e se le stesse siano o meno rispondenti ai progetti ed agli importi pattuiti”. Di più, s’avanza la possibilità di revocare parzialmente la convenzione anche per la parte riguardante i due palazzi Castelliti di via Muller.

Dando una sorta di ultimatum al completamento della farmacia, il Comune informa che “in difetto, procederà esso stesso al completamento delle opere in danno dell’impresa”. Cioè: la finirà a proprie spese (coi soldi pubblici, naturalmente) e poi farà causa. Oppure escuterà la fideiussione a suo tempo contestata, insieme alle carenze progettuali che oggi emergono, già a ottobre 2016 dall’allora consigliere comunale della Lega Nord Stefania Minore. Che, in particolare, insisteva sul fatto che la fideiussione fosse nulla e non garantisse il Comune in caso di inadempienze.

 

 

 

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