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STRESA - 24-07-2025 -- Con “Gli artigli di Dio” di Wanda Lubian (edizioni Alter Ego, 2024) iniziano questa sera le presentazioni dei cinque libri finalisti del Premio Stresa di narrativa 2025. 

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Il romanzo di Wanda Luban è un viaggio nel tempo, dalla fredda Siberia fino alle rigogliose sponde svizzere del Lago Maggiore, nel tentativo di ricucire i legami con il passato di culture e religioni differenti, dal tardo Ottocento fino ai primi anni settanta del Novecento. Surava è la tigre immaginaria di Da, una bambina curiosa che in sua compagnia attraversa mondi fiabeschi abitati da una girandola di personaggi reali e di fantasia. L’abete è la grande tana di Surava e il suo rapporto con la natura è di sciamanica origine. Diabolka, la gatta di casa, è l’unica dei suoi famigliari ad accorgersi della presenza dello spirito narrante che accompagna Da nelle sue avventure.

La sorella di Da, Tatiana, più piccola di due anni, spesso è sua complice nell’architettare rocambolesche fughe che generano divieti e punizioni esemplari. Da è una bambina che adora danzare con la maestra Iris e quando si reca in chiesa, insieme a Tatiana, con il suo tutù rosa, le scarpette a punta e il mangiadischi per volteggiare, tra le navate dell’edificio ecclesiastico, non immagina quanto, questa sua iniziativa, possa dare origine ad un putiferio tra l’arciprete e le persone della comunità, per colpa della pettegola del borgo. Il problema di Da è che vede poco perché miope. Quando la maestra Lupi scrive alla lavagna lei non copia il dettato ma inventata una storia proprio sull’esistenza di una tigre siberiana e da quel momento la madre e il padre farmacista cercano di tenerla lontana dai nonni e dalla vicina di casa, la signora Helma, per evitare di incentivare la sua fervida fantasia. L’opinione sociale più comune considera credibile ogni nozione di straniera provenienza se tramandata oralmente, sia essa vera o inventata, ma la vivace immaginazione di Da, una bambina speciale è un male da curare dal dottore Barbengo, specialista in psichiatria. La sua fuga notturna, per arrivare alla caverna, nei pressi del Monte Verità, diventa un pericoloso luogo d’ incontro con due contrabbandieri e con Mitia, la moglie di Scarponi Grossi. Al suo ritorno a casa i genitori, preoccupati per questa figlia irrequieta, sono sollevati dagli esiti del test psicanalitico del dottor Barbengo che stabilisce che la bambina risulta nella norma; forse Da sta solo cercando un espediente per decidersi a mettere un paio di occhiali e affrontare la sua miopia.

Da è affascinata dalla signora Helma perché è una visionaria che trae dai sogni i soggetti per i suoi tappeti che realizza con lo spirito di chi tesse qualcosa di più misterioso che un manufatto. La nonna paterna Sofia, diplomata al pianoforte al Conservatorio di Nizza, ha dei segreti che conserva gelosamente; il suo vestire elegante, che si intona a cappelli e ombrelli molto particolari, è intriso di ricordi come il bastone dello Zar Nicola II con incastonata una moneta d’oro appartenuto al nonno Igor, suo marito. Anche la borsetta di maglia d’oro è un cimelio misterioso, della sua antenata Isabelle, consorte del dottore Aleksander Pavlovich Čelsikov inventore, nel 1905 a Rostov sul Don, del Luxin, un farmaco prodigioso definito l’elisir della luce. I frammenti dei racconti leggendari di nonna Sofia attraversano epoche differenti, luoghi che sono stati teatro di migrazioni, di rivoluzioni, di persone sopravvissute alle guerre mondiali e quando Da, incuriosita ripone l’attenzione su qualche oggetto, grazie alla presenza di Sorava, si apre innanzi a lei un varco che la introduce in uno scrigno immaginario che conserva in se un’anima vibrante di ricordi. La miopia di Da non le impedisce di vedere al di là dell’apparenza, nell’incessante ricerca di risposte ben custodite nel cuore delle persone che incontra. Da trascorre sempre volentieri le vacanze con il nonno Igor nella casa di Brusio, una cantina vinicola, dove si sente come una sacerdotessa Pizia nel tempio di Apollo; solo quando il nonno muore è disorientata non trovando la sua tomba al cimitero, forse perché egli è di religione ebraica. Sorava, la esorta a cercare ancora fuori e dentro di se le risposte che va cercando. Il nonno Pietro, il maestro Olmo, il giardiniere monsier Bonjour, la signora Agnese, il signor Khan e la sua minuta consorte sono solo alcuni dei personaggi che intrecciano storie e premonizioni di fatti accaduti tra passato e presente, amplificando la narrazione di questo romanzo.

Insieme a Sorava, Da attraversa luoghi in cui le radici degli alberi e gli alberi stessi diventano spirito del ricordo, atmosfere perdute, paesaggi e palazzi che si aprono agli incontri, al mistero, alla vita vissuta come un sogno ad occhi aperti.

Monica Pontet

docente, scrittrice pubblicista

 


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