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VERBANIA - 22-6-2022 -- “Nessun ammanco, la colpa è della disorganizzazione e di chi ha rubato la valigetta col denaro”. Contro le accuse di peculato e di simulazione di reato, Mauro Aceti s’è difeso. L’ha fatto ieri in aula, al processo che lo vede alla sbarra per gli ammanchi nei conti della polizia municipale di Nebbiuno e del Vergante (ex Comunità montana Due Laghi) tra il 2016 e il 2018, nel periodo in cui -oltre a essere il comandante- era anche distaccato in Procura come ufficiale di polizia giudiziaria.

L’ha fatto per la prima volta perché, una volta scoppiato il “caso” nell’autunno del 2018, ha accettato il licenziamento senza opporsi, non s’è mai fatto interrogare, né presentato documenti o memorie, né tanto meno ha preso contatti con l’avvocato d’ufficio, parsa a sua volta sorpresa di trovarselo ieri in tribunale.

L’accusa, sostenuta dal procuratore capo Olimpia Bossi, è pesante. Secondo le indagini condotte dalla Guardia di finanza di Borgomanero, corroborate dai testimoni sentiti la scorsa udienza, Aceti ha trattenuto per sé 64.000 euro di multe (non solo infrazioni al codice della strada) incassate in contanti per conto dell’Unione nel corso di tre anni, più altre 13 di Massino Visconti (1.651 euro) e, per coprire la distrazione, d’aver simulato -con una denuncia ai carabinieri di Lesa- il furto della valigetta in cui, sostiene, custodiva il denaro da versare.

Il denaro l’ho rimborsato, non restituito” – ha precisato, giustificando la retrocessione di 49.000 euro, la somma che ritiene gli sia stata rubata ma che è inferiore a quella accertata dall’Unione dei comuni. La difesa dell’ex comandante, infatti, si basa anche su questo. Al collegio di giudici presieduto da Donatella Banci Buonamici, infatti, ha raccontato d’aver preso appuntamento col segretario dell’ente per consegnare la valigetta ma, una volta recatosi in sede, per impegni sopraggiunti l’incontro saltò e lui se ne andò scordandosi di riprendere quella borsa. Si accorse che non c’era più solo qualche settimana più tardi, prima del secondo appuntamento per la consegna. Fu allora che si sentì in dovere di sporgere quella denuncia che, secondo l’accusa, è falsa e finalizzata -tanto che gli viene contestata un’aggravante specifica- a coprire il peculato.

Sullo sfondo c’è, sottolineata da Aceti ma confermata indirettamente dagli altri testimoni, una certa disorganizzazione degli uffici, nei quali i vigili incassavano le multe in contanti anche se non avrebbero potuto per legge, e poi affidavano a lui le buste con il denaro da versare.

Con l’esame dell’imputato, che inizialmente non era prevista, il processo è slittato a dopo l’estate. Il collegio si troverà di nuovo il 6 settembre per la discussione e la sentenza.

 


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