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VERBANIA - 27-05-2021 -- Si terrà domattina dalle 9 in carcere, davanti al giudice Donatella Banci Buonamici, l’udienza di convalida del fermo disposto dalla Procura nei confronti dei tre indagati per la tragedia della funivia di Stresa.

Luigi Nerini, Enrico Perocchio e Gabriele Tadini sono in carcere dall’alba di mercoledì per il reato di rimozione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, che viene contestato loro insieme all’omicidio colposo plurimo e alle lesioni colpose gravissime.

È stato Tadini, caposervizio della funivia, ad aver ammesso nell’interrogatorio di martedì, l’inserimento nei freni d’emergenza dei cosiddetti “forchettoni”, i blocchi d’acciaio che hanno impedito alla cabina di fermarsi ancorata alla fune portante quando la trainante ha ceduto. L’hanno fatto perché quella cabina, la numero tre, da tempo mostrava problemi tecnici non risolti da almeno due interventi manutentivi. La funivia necessitava di un fermo straordinario che avrebbe sospeso l’attività. Per evitare ulteriori perdite dopo quelle del lockdown, s’è deciso di tenerla aperta privandola dei sistemi d’emergenza, diventati indispensabili nel momento in cui, domenica, la fune traente ha ceduto, una circostanza che nessuno pensava fosse probabile.

Di ciò, secondo la Procura di Verbania, erano pienamente consapevoli sia Nerini, proprietario e amministratore della società Funivie del Mottarone; sia l’ingegner Perocchio, direttore d’esercizio -come consulente esterno- dell’impianto. Quest’ultimo, tramite il suo legale Andrea Da Prato, smentisce seccamente questa ipotesi.

Il fermo disposto dalla Procura, che contesta fatti “di straordinaria gravità” e una “sconsiderata condotta” che, se accertata, darebbe una “pena detentiva elevatissima”, è motivato dal pericolo di fuga degli indagati. “Sussiste il pericolo concreto e prevedibilmente prossimo della volontà degli indagati di sottrarsi alle conseguenze processuali e giudiziarie delle condotte contestate, allontanandosi dai rispettivi domicili e rendendosi irreperibili” - è scritto nell’ordinanza di fermo.

Ieri, intanto, al Mottarone è salito per la prima volta il consulente tecnico nominato dalla Procura. Giorgio Chiandussi è ingegnere specializzato in progettazione meccanica e costruzione di macchine ed è professore associato del Dimeas, il Dipartimento di ingegneria meccanica e aerospaziale del Politecnico di Torino. Ha effettuato un sopralluogo, ha fatto raccogliere dai carabinieri documenti dagli uffici della funivia già posti sotto sequestro. Deve indagare sulla causa principale del disastro: la rottura della fune traente.

 

 

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