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VERBANIA – 12.06.2018 – Due mesi di pausa estiva

e un calendario da aggiornare dopo le vacanze. Sarà un processo lungo e concentrato sui particolari quello che, per il crac dell’Ossolana, vede come imputati di bancarotta fraudolenta e vari reati finanziari gli imprenditori Luigi Morelli e Giuseppe Nasini.

Oggi, nella seconda udienza del procedimento, quella che negli intendimenti del giudice Donatella Banci Buonamici -presidente del collegio composto da Rosa Maria Fornelli ed Elisabetta Ferrario- sarebbe servita per ascoltare il dottor Francesco Roman, curatore fallimentare della società, in realtà è stata spesa per esaurire il primo testimone, il luogotenente della Guardia di finanza che nel 2015 condusse la verifica fiscale da cui è partito il procedimento penale. E che, come lo scorso 15 maggio, è stato incalzato dall’avvocato Fabrizio Busignani. Il difensore di Nasini gli ha chiesto dell’esistenza di e-mail, intercettazioni o di prove dalle quali risulterebbe che l’ordine di non pagare le imposte, falsificare i Durc o alterare i bilanci fosse riconducibile al suo assistito. La linea sostenuta è infatti quella dell’estraneità: l’imputato era un socio di minoranza, un dirigente, ma era all’oscuro di queste manovre. Secondo l’accusa sostenuta dal pm Gianluca Periani, al contrario, era amministratore di fatto e occulto dell’Ossolana. Nel controesame Busignani ha cercato di mettere in difficoltà il teste. Né sono mancati momenti di discussione alla fine, quando ha sollevato l’eccezione per annullare, nell’udienza già fissata per l’11 settembre, la deposizione di Roman, che era presente in aula sia il 15 maggio, sia oggi e che non avrebbe potuto essendo teste. “La richiamo alla correttezza delle procedure”, ha ribattuto Banci Buonamici rammentandogli di non aver mai detto nulla la scorsa udienza. Il Collegio comunicherà la sua decisione sull’eccezione tra tre mesi, nel momento in cui il processo riprenderà e quando verrà stilato un nuovo calendario per ascoltare i numerosi testi di accusa e difesa.

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