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VERBANIA – 07.06.2018 – Uno sfortunato incidente,

non un infortunio sul lavoro. Lo spaventoso volo dalla scala che portò una colf di nazionalità ucraina in ospedale con tre vertebre rotte e traumi guaribili in diversi mesi (ancora oggi non può lavorare) non fu responsabilità del suo datore di lavoro. L’ha stabilito oggi il tribunale di Verbania, chiamato a giudicare un imprenditore milanese accusato di lesioni colpose aggravate. Lesioni che si verificarono il 9 giugno del 2016, giorno in cui in uno degli appartamenti ricavati da una villa di Baveno in uso all’imputato, la signora ucraina, regolarmente assunta come collaboratrice domestica, fu mandata da a preparare l’appartamento per l’arrivo, l’indomani, di lui e della famiglia, intenzionati a trascorrere un weekend su lago. Quel pomeriggio nella villa c’era un certo viavai perché un tappezziere della provincia di Sondrio stava sostituendo le tende. La colf dell’est, con spirito di iniziativa e pensando di svolgere il suo lavoro al meglio, oltre a cambiare le lenzuola, spolverare e rassettare, prese una tenda collocata su un tavolo, salì sulla scala del tappezziere -un modello a compasso, alta meno di due metri nella sua massima estensione- e provò ad agganciare la tenda. “Ricordo solo quando sono salita – ha raccontato oggi in aula –. Poi, più nulla, se non quando ero in ospedale”. La donna, caduta rovinosamente a terra, fu trasportata in ambulanza al Dea dell’ospedale “Castelli” di Pallanza. Sul posto intervennero anche i carabinieri e arrivò l’ufficio Spresal dell’Asl. Fu aperta una pratica Inail per un infortunio sul lavoro, il datore di lavoro pagò una sanzione amministrativa e risarcì di circa 10.000 euro la colf. Il “caso”, però, non era chiuso perché sulla scorta del verbale dello Spresal s’è aperto un procedimento penale. Nel dibattimento odierno è emerso chiaramente che alla domestica non era stato comandato di mettere la tenda, né dal tappezziere, né tantomeno dal suo datore di lavoro, che peraltro non era il padrone di casa. Lo stesso pm Maria Portalupi ha chiesto l’assoluzione, confermata dal giudice Donatella Banci Buonamici. “Volevo fare bene, ho fatto male per tutti”, ha laconicamente commentato la signora ucraina, che ancora oggi, dopo due anni, porta le conseguenze fisiche di quella brutta caduta.

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