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VERBANIA – 08.01.2018 – “Enrico Borghi ha lavorato bene

e il Vco premerà affinché sia candidato in una posizione in cui possa risultare eletto”. Quelle di Giuseppe Grieco, ex compagno dell’onorevole ossolano nella Margherita e attuale segretario provinciale del Pd, non sono parole di circostanza. Né scontate, perché la congiuntura politica e la nuova legge elettorale danno poche garanzie, se non a un pugno di candidati. Il “rosatellum”, la legge elettorale varata dal parlamento e che porta il nome del capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato, è tutto fuorché favorevole al partito che l’ha proposta. In parte maggioritaria e in parte proporzionale, rischia – specialmente in Piemonte – di falcidiare la rappresentanza democratica subalpina a Montecitorio e Palazzo Madama. Il 37% dei seggi viene attribuito col maggioritario, in una sfida all’ultimo voto in collegi uninominali (per il Vco sono Vco-Aronese-Borgomanerese alla Camera, Vco-Novara al Senato) che però si fa in coalizione. Al candidato scelto da uno o più partiti che, sul territorio, prenderà un voto in più dei rivali, andrà l’agognato scranno. Con il centrodestra unito nell’asse Forza Italia-Lega-Fratelli d’Italia più la cosiddetta “quarta gamba” e il centrosinistra diviso pur con l’ingresso di Emma Bonino – Liberi e Uguali di Pietro Grasso, Laura Boldrini e gli ex Ds vanno invece per conto loro – la partita si fa numericamente complicata, anche per la solidità del M5S.

Ecco perché diventa importante stare in posizione avanzata nei listini bloccati del proporzionale, quelli che assegnano il restante 63% di seggi. Sgomitare è il compito che spetta a Grieco perché, senza le parlamentarie (le primarie per i candidati al parlamento) e in mancanza di quelle altre forme di partecipazione che pure lo statuto del Pd prevede, la decisione si farà nelle segreterie, a Torino in prima battuta e a Roma in seconda, in quei “caminetti” che il segretario Matteo Renzi ha sempre tanto criticato. “Non tornando, come io personalmente auspicavo, le preferenze, è chiaro che la strada è quella – commenta Grieco –. Come Vco esprimeremo il nostro orientamento, che è quello di confermare un parlamentare che ha lavorato tanto e bene, non solo per il territorio. Porteremo e difenderemo questa posizione al segretario regionale, che poi la discuterà a Roma”.

Che sia Camera o Senato, l’assegnazione a Borghi di un collegio uninominale, oggi come oggi non dà alcuna garanzia di rielezione, anzi. Se si guarda ai sondaggi, tra Vco e Novara il centrodestra si presenta in vantaggio. Ma nel proporzionale, contando anche la possibilità che ci siano “paracadutati” da fuori – siano essi ministri, capataz di partito o quei volti nuovi della società civile che tanto vanno di moda –, che gli uscenti sono tanti e che le candidature devono tenere conto dell’alternanza di genere uomo/donna, la concorrenza è nutrita e varia. A 55 giorni dal voto e a 21 dal deposito delle liste, la partita è aperta e, in ultima analisi, per vincerla – elettori permettendo – il deputato ossolano dovrà tramutare il lavoro svolto in cinque anni a Roma nel gradimento dei vertici del suo partito, gli unici in grado di deciderne le sorti. 

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