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bikeverbania bici 2015

VERBANIA – 03.01.2018 – Circa 1.900 fruitori,

quasi tutti estemporanei. È di 1.889 il numero di persone salite in sella alle “biciclette in condivisione” di Verbania. Da due anni e mezzo il Comune e Vco Trasporti, investendo ciascuno 24.000 euro, hanno creato una rete di postazioni che, unendo Intra e Suna via lago, permette a turisti e residenti di noleggiare una bicicletta e di accelerare gli spostamenti, anche con finalità turistiche. L’accesso avviene con una chiavetta rilasciata, a pagamento, al chiosco informativo che Vco Trasporti gestisce  in piazza Matteotti, il cui bilancio economico sinora è stato di 7.141 euro incassati. Di questi solo 67 (ciascuno al prezzo di 25 euro) sono abbonamenti annuali, cioè di residenti che hanno optato per la mobilità alternativa. Gli altri “clienti” sono quelli di una giornata, che con 3 euro si garantiscono l’uso dal mattino alla sera di una bicicletta, da riportare alla rastrelliera di prelievo. Per l’assessore all’Ambiente Laura Sau, colei che ha lanciato il progetto, non si tratta di “un vero bike sharing”, ma di “biciclette pubbliche”. “La valutazione del progetto è positiva, tanto che da poco abbiamo aggiunto alcune biciclette a pedalata assistita – ha detto in Consiglio comunale, rispondendo a un’interpellanza di Damiano Colombo del gruppo del Nuovo Centro Destra –. Ma passare al vero e proprio bike sharing non è conveniente perché costerebbe quattro volte tanto, una cifra troppo alta rispetto alle entrate”.

Al realismo della giunta si contrappone la richiesta di coraggio della minoranza: “è il cane che si morde la coda – ha replicato Colombo – se non si offre il servizio non possono crescere i numeri. Servirebbe un sistema automatico, magari ridotto nelle postazioni per contenere i costi”.

Quella del bike sharing e delle sue modalità applicative è una polemica datata a Verbania, nata nel 2009 quando la neoinsediata giunta di centrodestra (Marco Zacchera sindaco, Colombo consigliere di maggioranza) cancellò il progetto di bike sharing della giunta Zanotti – già finanziato dalla Fondazione Cariplo – proprio perché lo riteneva troppo costoso e dispendioso, suscitando accese proteste e dure polemiche del centrosinistra, lo stesso che paradossalmente oggi, con Sau, ammette i limiti del progetto, pur portato alla luce in una forma diversa. Al contrario, ancor più paradossalmente, l’attuale capogruppo del Nuovo Centro Destra, che allora avallò lo stop al progetto, ha cambiato totalmente idea tornando a chiedere quel che aveva pensato la giunta Zanotti. 

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