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BELLINZONA – 02.01.2018 – In Italia la discussa legge sullo ius soli

è rimasta al palo, impantanata al Senato per la mancanza di una maggioranza politica che la approvasse e congelata con lo scioglimento anticipato delle Camere, ma il dibattito attorno alla concessione della cittadinanza è tutt’altro che chiuso, oggetto dell’imminente campagna elettorale e non solo.

Mentre al di qua delle Alpi ci si accapiglia, oltre si irrigidiscono le regole. Da ieri in Svizzera sono in vigore norme più stringenti per ottenere la cittadinanza. La LCit – Legge sulla cittadinanza, interviene rendendo meno facile il processo di naturalizzazione. In un Paese di 8,3 milioni di abitanti, di cui un quarto con passaporto straniero (la Svizzera è, in Europa, uno dei paesi che maggiormente apre le porte a chi proviene da fuori) e che annualmente completa 30-35.000 pratiche, vige lo ius sanguinis, cioè si è svizzeri per nascita se uno dei due genitori (purché sposati) è cittadino svizzero, o se la madre è svizzera nel caso di coppie non sposate. Nascere nella Confederazione – ius soli – non dà diritto al passaporto. Per ottenerlo da immigrati, con la LCit i requisiti sono: avere un permesso di domicilio (prima bastava aver risieduto, non valgono più i permessi dei richiedenti asilo e quelli degli ammessi provvisoriamente sono dimezzati), vivere in Svizzera da almeno 10 anni (prima erano 12) e essere ben integrato. Quest’ultimo aspetto è legato alla lingua e richiede un esame. Se il candidato non è madrelingua italiano, francese o tedesco – i tre idiomi della Confederazione – e non ha completato cinque anni di studi, dovrà dimostrare di parlare a un livello intermedio e di scrivere a un livello elementare una delle tre lingue. Tra le novità c’è anche la consultazione del casellario giudiziale. Se fino a oggi per diventare svizzero bisognava presentare un certificato rilasciato di incensuratezza di quelli rilasciati ai privati, il controllo ora lo faranno le autorità nelle banche dati che registrano più a lungo le condanne. Resta escluso dal passaporto chi ha ricevuto sussidi sociali nei tre anni precedenti e non abbia rimborsato la cifra incassata. 

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