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VERBANIA – 21.12.2017 – Tutti assolti.

S’è chiuso così oggi in tribunale a Verbania, dopo oltre due anni di dibattimento, il processo Montefibre ter, quello in cui erano alla sbarra cinque ex dirigenti dello stabilimento chimico verbanese tra gli anni ’70 e ’80 ritenuti dall’accusa responsabili delle morti e delle malattie professionali legate all’amianto di dodici ex dipendenti. Il giudice Raffaella Zappatini è rientrata dalla camera di consiglio alle 13,30 e letto la sentenza che assolve Giorgio Mazzanti, Gianluigi Poletti, Luciano Varalda, Bruno Quaglieri e Carlo Vannini dai casi di adenocarcinoma e carcinoma da asbestosi perché il fatto non sussiste, e da quelli di mesotelioma della pleura e placche pleuriche per non aver commesso il fatto. in sostanza, in attesa delle motivazioni della sentenza che saranno depositate entro 90 giorni, per alcuni casi non c’è correlazione tra malattia o decesso ed esposizione all’amianto, mentre per gli altri – pur in presenza di un nesso causale – non c’è la responsabilità dei dirigenti.

A sostenere l’accusa – per omicidio colposo e lesioni colpose aveva chiesto pene tra i due anni e tre mesi e i tre anni e i tre mesi – era il sostituto procuratore di Verbania Nicola Mezzina, che sull’amianto alla Montefibre ha già imbastito due processi prima di questo e un altro l’ha avviato ed è in attesa del vaglio del gip.

Alla sbarra c’erano gli anziani manager che si sono succeduti nel tempo a Pallanza. O, meglio, coloro che sono rimasti perché inizialmente gli imputati erano nove, di cui quattro deceduti nel corso del tempo. Per la prima volta nei procedimenti sull’amianto all’ex MOntefibre, il giudice aveva riconosciuto come responsabile civile, cioè il soggetto che avrebbe dovuto risarcire in caso di condanna, anche la Edison, l’attuale società che ha raccolto – dopo fusioni e modifiche negli assetti societari – l’eredità di Montefibre.

Tra le parti civili costituite, oltre agli operai o ai familiari di coloro che sono morti, c’erano anche Inail, Medicina Democratica e Cgil. 

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