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VERBANIA – 18.12.2017 – Aveva chiesto un rinvio

per poter testimoniare e difendersi dall’accusa di molestie telefoniche ma in aula non s’è presentata, adducendo problemi di salute per la gravidanza incipiente attestati da una certificazione fatta pervenire per e-mail da un ginecologo del Comasco. Sfortuna sua, però, il luogo di lavoro (il supermercato Esselunga) e il tribunale di Verbania sono uno di fronte all’altro e, saputo che l’imputata era stata vista poco prima alla cassa, pubblico ministero e giudice hanno disposto un accertamento. È iniziata così la giornata di Apollonia Maria Petralia, a processo per due giorni sms e messaggi di whatsapp molesti verso l’uomo con cui aveva avuto una relazione. In tarda mattinata la donna s’è sentita richiamare dal servizio con l’altoparlante. Ad attenderla c’erano due poliziotti della sezione di pg – ma al supermercato era scesa, riconoscendola, anche il pm Anna Maria Rossi – che l’hanno identificata, hanno riscontrato che era in condizioni di salute adeguate per poter testimoniare e ne hanno raccolto la volontà di non presenziare al processo. Al rientro in Procura uno dei due poliziotti ha contattato telefonicamente il ginecologo che aveva inviato l’e-mail, il quale ha ammesso di non aver mai visto la paziente e di aver sottoscritto quella dichiarazione per motivi umanitari. Con la relazione di pg in mano, il giudice Raffaella Zappatini ha chiuso il dibattimento invitando le parti a concludere. Il pm Rossi, ritenuto che le molestie telefoniche ci siano state, per il comportamento tenuto da Petralia nel processo ha chiesto che non le fossero concesse le attenuanti generiche avanzando una richiesta di condanna a 5 mesi d’arresto, il massimo stabilito dalla legge.

Per l’avvocato difensore, Alberto Pelfini, stupito anch’egli per la situazione creatasi, al di là dei giudizi sul comportamento processuale, le accuse andavano valutate nel loro complesso e nel quadro di una relazione sentimentale finita in cui i messaggi erano stati reciproci. Il giudice ha ritenuto sussistente l’accusa e ha condannato Petralia a 2 mesi di arresto (pena sospesa) e al risarcimento di 1.000 euro più le spese legali alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Gessica Colli.

Nei guai ora rischia di finire il ginecologo, il dottor Alberto Tenore. Il pm ha chiesto – e il giudice ha accettato – che gli atti siano rimessi alla Procura per indagare sull’attestazione non veritiera.     

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