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v fedora

ROMA – 16.12.2017 – A Verbania aveva prevalso

la linea della prudenza e i (pochi) falchi avevano ceduto nettamente alle (tante) colombe che giudicavano imprudente, poco utile e non del tutto percorribile la via giudiziaria per opporsi all’accorpamento della Camera di commercio del Vco e difenderne l’autonomia negata. Ora, però, a sparigliare le carte e ad aumentare dubbi e incertezze è intervenuta la Corte Costituzionale. Alla Consulta si sono rivolte quattro Regioni. Puglia, Toscana, Liguria e Lombardia hanno chiesto se fosse legittimo il piano di accorpamento portato a termine senza contraddittorio, cioè senza un accordo della Conferenza Stato-Regioni ma dopo una semplice consultazione. I giudici, cogliendo che il decreto di accorpamento degli enti camerali emanato dal Ministero dello sviluppo economico lo scorso agosto andava oltre i limiti della delega data dal parlamento al governo per gestire la partita delle Camere di commercio, ha dichiarato l’incostituzionalità di quella parte. Questo cavillo era uno dei motivi per cui una minoranza del consiglio di Villa Fedora (sostanzialmente la sola Unione industriale del Vco, anche se i suoi rappresentanti hanno votato diversamente), sostenuta da due pareri legali, chiedeva che si ricorresse al Tar. Il ricorso è stato negato e quindi l’accorpamento a Vercelli (capofila), Novara e Biella resta valido anche se c’è da capire quale sarà l’impatto della sentenza della Consulta, tenuto anche conto che manca poco alla fine della legislatura e il parlamento non avrà tempo per intervenire se non, probabilmente, dopo le elezioni di marzo.

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