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pomponio inaugurazione

VERBANIA – 15.12.2017 – Lunghi e calorosi applausi,

parole di stima e d’affetto e non poca commozione in un’aula piena. Così stamane il tribunale di Verbania ha ricordato, a meno di tre mesi dalla sua scomparsa, il giudice Lidia Pomponio. Da stamane l’aula “A” della sezione penale porta il suo nome, inciso su una targa semplice con una scritta semplice: “Aula Lidia Pomponio – giudice del Tribunale di Verbania”. La semplicità e l’umiltà sono le doti che le ha riconosciuto Arturo Soprano, il presidente della Corte d’Appello di Torino con cui, anche negli ultimi periodi difficili della malattia che l’aveva colpita, ha avuto modo di comunicare in forma epistolare, esprimendo la serenità cristiana per la propria condizione e manifestando sempre un profondo rispetto per la giustizia e la sua amministrazione. “Questa era la sua famiglia”, ha detto non senza tradire una certa commozione Luigi Montefusco, presidente del tribunale di Verbania, collega e amico di lungo corso di Pomponio, che per trent’anni è stata in servizio sul Lago Maggiore. “Solo un anno fa spendeva per me belle parole nel giorno del mio insediamento... – ha ricordato –. Aveva un animo generoso, si prodigava per i colleghi, e ha sopportato la malattia anche in maniera stoica, lavorando finché le forze gliel’hanno consentito. Dietro un aspetto timido e apparentemente scontroso si celava una grande sensibilità”. Oltre alle doti umane il collega le ha riconosciuto competenza e importanti risultati. “Tra il 1998 e il 2001 gestì la sezione stralcio, che aveva fortissimi arretrati, portandola in pari in pochissimi anni”. “Quando mandai le statistiche al ministero – ha aggiunto Massimo Terzi, allora presidente al tribunale di Verbania e oggi a Torino – mi telefonarono per dirmi che c’era stato un errore. Ci sono tribunali che ci hanno messo anni o che non hanno neanche finito. In genere le aule si intitolano a importanti magistrati, il fatto che qui vi sia il suo nome è il segnale che lei, a Verbania, ha lasciato il segno”. I ricordi ereditati dal periodo del praticantato del segretario dell’Ordine degli avvocati, Marco Marchioni, e la sottolineatura di una profonda dignità di fronte alla malattia e dell’abnegazione nel lavoro del procuratore capo Olimpia Bossi hanno lasciato posto alla cerimonia di scoprimento della targa, il cui velo è stato alzato da Soprano prima della benedizione religiosa.  

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