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ROMA – 15.12.2017 – È il cuore di una comunità,

un punto di riferimento e un luogo d’aggregazione, il custode di storia e memoria civica. Il centro storico per qualsiasi nucleo abitato, paese o città che sia, è una parte fondante e valutarne lo stato di salute è un esercizio utile anche per conoscere il resto della realtà ecnomico-sociale. È questo lo scopo dello studio condotto da Ancsa (Associazione nazionale centri storici-artistici) e Cresme (Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia) che, presentato ieri a Roma, fotografa i 109 centri storici dei capoluoghi italiani. Tra questi Verbania spicca in assoluto per un record demografico, cioè l’incremento – lo studio è basato sui dati Istat confrontando i censimenti 2001-2011 – di residenti in centro (per la verità nei centri, al plurale, essendo Verbania l’unione di più realtà), cresciuti in dieci anni del 44% a discapito del resto del nucleo urbano.

Lo studio ha preso in esame i 172 chilometri quadrati (lo 0,06% del territorio nazionale) dei centri storici, che nonostante le modeste dimensioni sono occupati dal 2,5% della popolazione e sono luogo di lavoro per l’8,4% degli addetti di ogni settore, con punte d’eccellenza nei servizi pubblici (14,5%), servizi di produzione (14%) e attività ricettive (13,4%). Non in tutte le realtà si riscontrano dati positivi. Il 52% delle abitazioni nel centro storico di Frosinone, per esempio, è vuoto.

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