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VERBANIA – 02.11.2017 – Un ex democristiano,

un ex comunista che simpatizza con il M5S, e due berlusconiani in rotta con i vertici locali di Forza Italia. È un pot-pourri, un’alleanza anche oltre il trasversale quella che a Verbania sostiene il referendum per il passaggio di Vco e Novara (più Vco che Novara, allo stato attuale) sotto le insegne della Lombardia. Da qualche giorno nei comuni del Vco si raccolgono le firme per l’iniziativa “Diamoci un taglio”, lanciata dall’ex senatore di Forza Italia, già Dc, poi Pdl e oggi in “Direzione Italia” – il movimento che fa capo al pugliese Raffaele Fitto – Valter Zanetta. Sabato il comitato che presiede ha raccolto circa 400 firme al mercato di Domodossola e ora sbarca in riva al Verbano. A sostenerlo non ci sono rappresentanti di partito, ma i membri del club “Forza Silvio” Michael Immovilli e Francesco Sirtori, berlusconiani ai ferri corti – e sotto diffida legale – con i vertici regionali (Gilberto Pichetto Fratin) e provinciale (Mirella Cristina) di Forza Italia. “Ringraziamo Valter e ne sposiamo l’idea – ha detto oggi Immovilli nella conferenza stampa di presentazione delle prossime iniziative referendarie verbanesi –, che è un’intuizione. Il Piemonte è derelitto e non riconosce neanche alla nostra provincia, pur avendo il vicepresidente della Regione, i canoni demaniali, per non parlare degli altri servizi. Andare in Lombardia significa guardare al futuro”.

Un futuro condiviso da Mauro Bardaglio, già segretario del Pci, che per i comunisti è stato assessore comunale a Verbania e provinciale nel Vco. “Il sogno di un territorio in qualche modo indipendente viene da lontano, dagli anni ’80, e ci ha accomunato al di là dei partiti – ha spiegato –. Un progetto è nato ma poi c’è stato un crollo, un motivo di più per rilanciare quell’idea guardando alla Lombardia”.

L’obiettivo a lungo termine è una legge nazionale che consenta al Vco di cambiare regione. “Per diverse ragioni: per le migliori condizioni economiche e fiscali, per i servizi e l’attenzione che avremmo fuori dal Piemonte – ha spiegato Zanetta – ma anche per ragioni storiche. Non è un’utopia e possiamo inseguirla”.

“Servono cinquemila firme regolarmente autenticate da portare al presidente della Provincia per indire il referendum – ha chiarito Luigi Spadone, consigliere di minoranza e vicepresidente del Comitato –. Siamo partiti bene e abbiamo un buon riscontro. Prese le firme si dovrà votare e se passerà il sì superando il quorum si potrà discuterne in parlamento. I tempi non sono troppo lunghi e c’è un precedente di alcuni comuni passati da Pesaro-Urbino a Rimini”.

A Verbania le firme le garantià Immovilli, che come consigliere comunale è autenticatore. Ma per Novara? “Siamo in ritardo – ammette Zanetta –. Lì servono 10.000 firme e ci stiamo muovendo per cercare qualcuno che sostenga l’iniziativa”.

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