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VERBANIA – 06.03.2015 – Niente alloggi popolari: la palazzina di via Case nuove sarà venduta.

Nuova, innovativa ad alta resa energetica, da più di un anno e mezzo é finita ma non può accogliere inquilini – e in lista d'attesa ci sono tante famiglie – perché il Comune, che l'ha costruita con la promessa di un contributo regionale a oggi sospeso, quei soldi non li ha via visti e probabilmente non li vedrà mai.

Il realismo, unito alla scarsa volontà di attaccar briga con la Regione (teoricamente ci sarebbe la possibilità di far causa a Torino), ha indotto la maggioranza a questo passo. Il Consiglio comunale ieri sera, con il no delle minoranze e di Vladimiro Di Gregorio per Sinistra Unita (sempre organico alla maggioranza ma sempre più spesso dissenziente) ha votato per inserire l’immobile nel piano delle alienazioni.

Con quali modalità precise non è ancora chiaro anche se l’orientamento è per il libero mercato (almeno in quota maggioritaria), cioè la vendita senza vincoli, se non l’impegno a utilizzare quelle somme per interventi sempre legati al sociale o all’edilizia sociale, come chiesto da Renato Brignone (Sinistra e Ambiente) e condiviso da quasi tutti i gruppi consiliari, Pd compreso.

A suggerire la vendita come edilizia sovvenzionata, cioè case popolari cedute a prezzo calmierato solo a chi ha particolari requisiti reddituali, è stato Marco Parachini di Comunità.vb, che ha anche ammonito a non portare avanti l’operazione di libero mercato perché in contrasto con il Piano regolatore: “serve una variante”.

Netto il no all’operazione delle minoranze, allineate sul concetto che non si svende il sociale per ragioni economiche e tutte contrarie nel voto salvo Brignone, che s’è astenuto.

In via Case Nuove è stato costruito un palazzo di 5 piani: 16 alloggi di vaie metrature, con cantine e garage. Un edificio innovativo, un gioiello ad alta resa energetica costato 1,9 milioni di cui 350mila di mutuo a carico del Comune.

L’intervento nasce sotto la giunta Zacchera con Parachini assessore. Variante urbanistica, acquisizione del terreno (gratis), richiesta di finanziamento, progettazione e costruzione hanno richiesto circa tre anni, durante i quali le condizioni economiche della Regione si sono aggravate. Torino, dopo aver concesso un acconto di 287mila euro, ha sospeso la quota restante per carenza di fondi. Il Comune, che era già in fase di appalto, è andato avanti pagando i fornitori con fondi propri accantonando prudenzialmente gli avanzi di amministrazione 2012 e 2013.

Nonostante il sindaco Silvia Marchionini abbia sollecitato la Regione, non sono arrivate risposte positive e s’è quindi scelto di rinunciare anche per dare respiro al bilancio e recuperare risorse bloccate.

Gli effetti della vendita si vedranno probabilmente dal 2016. Il Comune deve approvare la variante di Prg, adeguare il Piano delle alienazioni, pubblicare un bando di gara, vendere i singoli alloggi, rogitare e incassare. Il denaro, infatti, può essere messo a bilancio solo dopo l’accordo di cessione di fronte al notaio. Ci vorranno quindi parecchi mesi.

Sul piano politico dure le accuse della maggioranza di centrosinistra alla precedente Amministrazione. Mentre Di Gregorio ha proposto una Commissione d’indagine riservata per stabilire le colpe del mancato finanziamento che egli imputa al ritardo nei lavori – in realtà, da contratto, di fronte ai ritardi la Regione avrebbe potuto revocare il finanziamento, che invece ha solo sospeso – anche il Pd, con il segretario cittadino Brezza, ha attaccato duramente, spiegando: “noi dobbiamo risolvere un problema che abbiamo ereditato”.

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