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banche dati polizia
VERBANIA – 16.12.2016 – Uno è stato assolto

del tutto, l’altro parzialmente con riduzione di pena. La Corte d’Appello di Torino, rivedendo le sentenze di primo grado, ha ridimensionato il “caso” del poliziotto infedele accusato d’aver rivelato dati riservati a un imprenditore sotto inchiesta. Quest’ultimo, Pio Cusenza, titolare di alcuni noti locali pubblici del Vco, era stato coinvolto in un’operazione antidroga al termine della quale era stato condannato in primo grado (è pendente il ricorso in Appello) per la violazione delle leggi sugli stupefacenti. Mentre la Procura di Verbania stava conducendo le indagini della cosiddetta operazione “Caprice d’élite”, l’imprenditore ebbe frequenti contatti con Luciano Abbategiovanni, soprintendente capo in servizio alle Volanti, suo conoscente. Secondo la Procura si trattò di contatti illeciti perché il poliziotto, accedendo alle banche dati Sdi (Sistema d’indagini) delle forze dell’ordine cercò notizie da comunicare a Cusenza, commettendo più reati: accesso abusivo al sistema informatico, rivelazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento. Per i tre capi d’imputazione Abbategiovanni era stato condannato dal tribunale di Torino in primo grado, con rito abbreviato, a 3 anni e 4 mesi, sentenza riformata dalla Corte d’Appello, che l’ha assolto dagli ultimi due e l’ha condannato per il primo a 2 anni e 8 mesi. Il poliziotto, difeso dall’avvocato Paolo Botasso, ha sempre sostenuto di non aver passato alcuna informazione e che gli accessi non gli erano vietati, motivi per cui probabilmente ricorrerà in Cassazione. Il soprintendente capo, agli arresti domiciliari dal settembre del 2015, s’è visto tramutare la misura nell’obbligo di firma per tre volte la settimana. Rimane sospeso dal servizio.

Cusenza invece esce definitivamente di scena, assolto con formula piena per non aver commesso il fatto. La Corte ha ritenuto che non vi sia stato lo scambio di informazioni. 

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