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lega ticinesi
BELLINZONA – 20.04.2015 – Il Canton Ticino alla Lega. C’era molta attenzione, soprattutto dalla parte italiana, per le elezioni in Svizzera. Domenica i cittadini della Confederazione hanno votato per il rinnovo del Consiglio di Stato (il governo cantonale) e del Gran consiglio (il parlamento cantonale). Oltreconfine, in una terra dove le avvisaglie di crisi economica si fanno sentire e dove i frontalieri italiani sono visti sempre più come il nemico, ha vinto la Lega dei Ticinesi, il più nazionalista dei movimenti politici, il partito meno tradizionalista e più di “rottura”.

Il successo non è una novità, perché da anni la Lega è una forza solida in Ticino. Non stupisce quindi che sia il primo partito con il 27,6% delle preferenze, un punto e mezzo in più del Partito liberal-radicale (26,2%, che tiene), dieci avanti i democristiani del Partito popolare democratico (17,5%) e quasi tredici oltre il Partito socialista (14,8%). Letti con i numeri, i risultati confermano in sostanza il quadro uscito dalle urne quattro anni fa, cioè quello di un Cantone in mano al centro-destra. Non c’è stato però, come pronosticato da alcuni, l’avanzata della Lega dei Ticinesi, che per prima e più di ogni altro ha cavalcato la protesta anti-frontalieri. Va anche ricordato che il partito ha perso il suo fondatore e leader storico Giuliano Bignasca, stroncato da un infarto nel 2013, e che non candidava il sindaco di Lugano Marco Borradori.

Non hanno sfondato nemmeno gli antieuropeisti de La Destra, movimento populista per eccellenza, il cui risultato elettorale s’è attestato al 4,5%.

Il quadro che esce da questa consultazione, la prima avvenuta anche attraverso il voto per corrispondenza (elemento probabilmente decisivo per far lievitare l’affluenza al 62%), è quello dell’assenza di elette donne e che vede la Lega come maggioranza relativa al Consiglio di Stato – il “governo” cantonale – con due consiglieri su cinque: Claudio Zali e Norman Gobbi. Insieme a loro Christian Vitta (Partito liberal-radcale), Paolo Beltraminelli (Partito popolare democratico) e Manuele Bertoli (Partito socialista). 

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