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MONTEBELLUNA – 18.04.2015 – “Veneto banca è come la Costa Concordia e voi come Schettino: ci farete affondare”. Il paragone, forte, è uno dei tanti sfoghi dei soci che oggi a Volpago del Montello, vicino a Montebelluna, sono intervenuti all’assemblea di Veneto Banca. Nel maxitendone allestito nel parco di Villa Spineda si sono presentate oltre cinquemila persone, poi scemate via via nella giornata sino ai 1.868 che hanno votato il bilancio, passato col 91,8% dei votanti, 60 contrari e 120 astenuti.

E si sono fatti sentire. Sul palco sono saliti (grande assente: la politica veneta) piccoli e grandi azionisti, artigiani, imprenditori e semplici risparmiatori. Tutti contro il cda che ha svalutato le azioni del 23% e sotto la cui gestione è maturato il passivo di 968 milioni. Tra loro – due casi per tutti – l’emigrato che ha risparmiato una vita lavorando all’estero e ora vorrebbe godersi i frutti in serenità e il fornaio veneziano che con la logica del buonsenso invita gli amministratori a rispondere in prima persona “perché se brucio il pane non lo faccio pagare ai miei clienti…”.

Sul maxischermo sono scorsi i volti delle persone normali che hanno evocato gli scandali che da mesi animano le cronache dei giornali: le azioni che non si possono vendere “ma perché Bruno Vespa sì?”, i prestiti concessi in cambio dell’acquisto di azioni, i fidi di Denis Verdini…

C’è stato anche chi è rimasto neutro, chi  ha invitato alla calma. Sono volati fischi e si sono uditi applausi.

Il presidente dell’istituto, Francesco Favotto, ha risposto su tutti i punti, ma i soci non hanno lesinato le loro critiche - che poi sono preoccupazioni - mentre all’esterno, in disparte, in tanti hanno chiesto a Adiconsum informazioni e pareri su un eventuale causa.

Inchieste, bilanci, fusioni, tagli di personale e svalutazioni… la carne al fuoco era tanta. Partendo dai numeri, la relazione al bilancio è stata letta dal direttore generale Vincenzo Consoli, l’uomo forte degli ultimi 18 anni, colui che insieme all’ex cda è sulla graticola, indagato da più Procure per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. Consoli, destinato a lasciare (da definire il quando, comunque entro un anno), ha preso di petto l’assemblea. “Mai avrei pensato di leggere un simile bilancio da questo palco”, ha detto, affrontando gli argomenti caldi e garantendo che “i numeri del 2015 sono positivi e contiamo di tornare alla redditività”, che “le azioni potranno essere liquidate entro l’anno”, che “dopo l’estate ci sarà l’assemblea generale per la trasformazione in Spa”, che “taglieremo le spese amministrative, il personale, le filiali e i costi”.

In precedenza il presidente Favotto aveva aperto l’assemblea raccontando della perquisizione della finanza, esprimendo massima fiducia nella magistratura, raccontando gli sforzi compiuti nell’anno per superare i test Bce tra aumenti di capitale e cessioni, per varare un nuovo piano industriale e rinnovare la struttura. “La perdita tecnica dell’esercizio – ha affermato – è dovuta a un approccio rigoroso nella valutazione degli attivi”.

In un palatenda sorvegliato speciale di carabinieri e vigilantes, il confronto è stato serrato, a tratti teso, ma senza eccessi. E, alla fine, è passata per intero la linea proposta dal cda. Il presidente Favotto ha dichiarato chiusa l’assemblea poco prima delle 16. Ora arrivano i tempi supplementari, che si giocano sul futuro. Se sui conti in rosso e sulla svalutazione delle azioni c’era poco da discutere, sul percorso che porterà al passaggio a spa e, soprattutto, sul (o sugli) eventuali partner che convoleranno a nozze con Veneto Banca, la partita è tutta da giocare. 

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