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andrea pomella

STRESA – 20-07-2023 -- Inizia questa sera, con “Il Dio disarmato” di Andrea Pomella (Einaudi, 2022), la presentazione dei cinque libri finalisti del Premio Stresa di narrativa. L’appuntamento è alle ore 21,15 all’hotel Regina Palace. Di seguito proponiamo una recensione.

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I contenuti espressi nel romanzo “Il Dio disarmato” di Andrea Pomella scuotono l’inerzia che avvolge un fatto storico di criminalità organizzata che ha sconvolto l’Italia al tempo della VII Legislatura della Repubblica Italiana, rappresentata dal IV Governo Andreotti.
Durante il Tg del 16 marzo 1978, alle ore 9.58, Bruno Vespa annuncia il rapimento del Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro.
Si tratta di un efferato attacco alle istituzioni che ha cambiato la sorte del nostro paese, firmando con il sangue il patto con le politiche basate sulla tensione e sulla paura che da allora a tutt’oggi continuano a dominare la vita degli italiani.
L’autore entra nel fatto di cronaca nera trasferendo con la penna, sulle pagine del libro, il prima, il durante e quello che resta del massacro dei cinque uomini della scorta, di un insegnante dell’Università di Scienze Politiche, della famiglia del Presidente della Democrazia Cristiana che ha sempre vissuto costantemente nell’angoscia.
Cinque giovani uomini trucidati da quattro terroristi in divisa da aviere che hanno scatenato l’inferno, in Via Mario Fani, per prendere in ostaggio l’ uomo politico più importante dell’Italia di quel tempo. La chiave di lettura di questo romanzo è proprio il tempo passato, sempre presente nella memoria di chi non dimentica.

L’autore scandisce i tratti personali, le abitudini, le emozioni dei suoi personaggi penetrando, come un registra dietro una macchina da ripresa, nella vita del protagonista, per cogliere la visuale dal più ampio grandangolo al più microscopico dettaglio, mai scrutato prima.
Il suo intento è raccontarci quello che è accaduto negli attimi prima del compimento del sequestro di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.
Gli agenti della scorta, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Francesco Zizzi, Giulio Rivera, Raffaele Iozzino oggi occupano il posto di una targa commemorativa che non desta quasi più attenzione, tra i passanti per Via Mario Fani, e questa annotazione dovrebbe farci riflettere.
La presunta verità giunge tardiva e il ricordo si tramuta in memoria storica.
“Il tempo perciò incede è una valanga, una violenza che non si può arrestare”, così l’ autore sente la necessità di riaccendere i riflettori su di una pagina cruenta che ha segnato una generazione cambiando il destino dell’Italia.

Impreparati a guardare il futuro, per la mancanza di coraggio di affrontare il passato e le sue ombre oscure, siamo stati scippati della conoscenza delle reali motivazioni che hanno segnato il tempo di una gioventù che ha superato il mezzo secolo. Andrea Pomella fa parte di una generazione scomoda perché si interroga, indaga i fatti, si addentra nei sentimenti, scava nella memoria depositata nei libri e nelle scritture private delle vittime superstiti di questa strage.

Assetato di giustizia, nel silenzio istituzionale, l’autore denuncia la sua indisponibilità ad arrendersi all’oblio dell’indifferenza, in una costante ricerca di verità.

Monica Pontet

docente, scrittrice pubblicista

 


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