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VERBANIA - 02-04-2023 — “Sai, io ero un indiano metropolitano”, dice Giorgio. E sembra ancora contento della scelta: “Eravamo quelli che alle manifestazioni facevano solo rumore ma erano innocui, e per questo la Polizia ci lasciava perdere”. Chi dipingendosi il viso, chi suonando il rock e chi facendone solo e sempre una questione politica: hanno vissuto i loro straripanti 20 anni negli anni ’70 ed oggi restano scatti in bianco e nero a riportare indietro la macchina delle stagioni. Oggi che il mondo è sì cambiato, ma non come loro avrebbero voluto o potuto immaginare. Giorgio Guglielmi - racconta un compagno del tempo - girava sempre con la macchina fotografica, e nonostante la giovane età aveva una bella mano, e uno sguardo da documentarista sul mondo. Sguardo che ha mantenuto integro e abilità che ha coltivato bene, essendo quella passione diventata poi il suo lavoro.
La porzione di mondo che Giorgio propone per la mostra allestita in più sedi tra Intra e Biganzolo, è il microcosmo di una città anni ’70 costellata di giovani, di sogni e molte idee. Partendo da via Baiettini, sostando alla “Non Edicola Pontini” e proseguendo poi per Biganzolo scorre la Verbania di ormai mezzo secolo fa, la Verbania di un mondo scomparso ma ben vivo nella memoria di tanti, certo ben luminoso nel ricordo di tutti coloro - almeno un centinaio di persone - che nel pomeriggio di sabato hanno ripercorso tutti assieme quel viaggio all’indietro attraverso gli scatti di Gugliemi.
La città operaia che si mescola con la Verbania del movimento giovanile, la realtà di provincia che si sforza di crescere, in un momento in cui la comunicazione non comprime ancora il mondo in uno smartphone. Gli scatti dell’occupazione della ex caserma dei pompieri, i volti dipinti degli “indiani metropolitani”, i cartelli delle manifestazioni, i banchetti e il mercato, i volantinaggi e i ragazzi seduti sotto il monumento del lungolago di Intra, quello che ancora oggi chiamano con un insulto. Ovunque giovani, tanti giovani, belli, con i loro capelli lunghi, le borse a tracolla, le bandiere e le sciarpe che immagini colorate, i cartelli scritti a mano a comporre il mosaico di "Generazione '70", come è intitolata l'esposzione. Una scelta precisa ha accompagnato la mostra allestita con l’associazione “A casa di Alice” e la Galleria Lakeside : limitare la rassegna ad un arco di tempo ben preciso, quello che va dal 1968 al 1977. “Perchè da allora in poi tutto è cambiato - rimarca Giorgio - col maledetto ’77 a Verbania arriva l’eroina e ne porta via tanti. Tanti di quelli che vedi nelle fotografie non ci sono più, morti troppo presto: chi di droga, chi di Aids. Per non contare quelli che si persero per altre strade, vedi lotta armata”. Il tono di voce vira all’amarezza: “Vuoi conoscere il motivo vero di questa mostra? È provare a raccontare ai giovani di oggi come eravamo, non per nostalgia, ma per dire loro di smetterla con la tecnologia, di tornare a parlarsi faccia a faccia, e non con la mediazione di uno schermo, di tornarsi a incontrare e discutere, ore ed ore, anche solo a impacchettare utopie come facevamo noi. Non che le nostre discussioni ci abbiano portato chissà da quale parte, ma ci hanno restituito il contatto umano, i rapporti, cosa che i ragazzi temo, abbiano perso”.
Una generazione partecipativa, abituata al confronto e alla discussione non poteva certo perdersi l’occasione per ritrovarsi. La sfilata da Intra a Biganzolo in un sabato pomeriggio di inizio aprile è stata occasione per ritrovare volti, nomi, episodi, fare un po’ di conti col tempo che passa ma dirsi anche che sì, comunque sia andata a finire è valsa la pena aver sognato di cambiare il mondo.
La mostra è visitabile alla Lakeside di Biganzolo il venerdì, sabato e domenica dalle 16 alle 18.30.
Antonella Durazzo

 

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