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firme raccolte
VERBANIA – 16.12.2015 – Scorrendo tra gli atti

del processo di firmopoli e, in particolare, tra quelli riguardanti le liste del centrodestra, emergono trasposizioni di firme, fogli scomparsi, sottoscrizioni apocrife.

Candidato sindaco della coalizione composta da Forza Italia, Lega Nord-Indipendenti e Fratelli d’Italia, Mirella Cristina non partecipa direttamente alla raccolta delle sottoscrizioni, anche se ne è la beneficiaria. Durante le indagini viene ascoltata dagli inquirenti come persona informata dei fatti su una circostanza specifica, i due fogli di firme che la mamma del compagno ha raccolto per lei a sostegno della lista Lega Nord-Indipendenti e finiti, trascritti, in Fratelli d’Italia. L’avvocato racconta che la mamma del compagno le aveva chiesto se potesse esserle d’aiuto e lei le aveva chiesto di raccogliere un foglio di firme tra i parenti. Fogli diventati due e consegnati da Cristina a Marco Zacchera – così dichiara – che li venne a prendere una sera nella sede del suo comitato elettorale, in via XXV Aprile. Quando il magistrato mostra i due fogli sui quali non compare il simbolo della Lega, Cristina nota le incongruenze. Spiega al magistrato che non sono quelli che consegnò a Zacchera, si dice basita, arrabbiata e infuriata perché aveva chiesto la massima regolarità a tutti, anche con messaggi pesanti, soprattutto a Luigi Songa che sarebbe stato l’autenticatore. 

Le firme false attribuite a Tambolla

Alcune delle firme apposte a corredo della lista di Forza Italia sono false. Secondo il perito sono 11 e tutte appartengono a Antonio Tambolla, che nel raccogliere ha pescato soprattutto tra parenti. In un caso ha sbagliato a indicare gli estremi della carta d’identità scrivendo, non quella dell’elettore, ma del fratello. Nell’altro l’inverosimilità della sottoscrizione è un problema fisico: la persona a cui sarebbe dovuta appartenere la firma è affetta dal morbo di Parkinson e non può scrivere.

La firma falsa di un elettore in punto di morte

La polizia giudiziaria manda a chiamare una signora che avrebbe sostenuto Fratelli d’Italia. Disconosce la firma sul documento e spiega che Marco Zacchera le aveva chiesto di firmare per Mirella Cristina sindaco. Quando il luogotenente dei carabinieri le mostra il documento, afferma di ritenere falsa anche quella del marito, riportata sotto. Al militare spiega che l’uomo è deceduto nelle settimane successive alle elezioni e che in aprile era gravemente malato. Il consulente tecnico del pm, l’esperto grafologo nominato proprio per verificare le firme, esamina gli scritti e i saggi grafici rilasciati dagli imputati e dichiara la falsità delle due firme, spiegando che quella del marito si può tecnicamente ricondurre “con probabilità” alla mano di Zacchera.

Fratelli d’Italia “lista della mutua”

Le indagini dicono che Fratelli d’Italia è la lista con le maggiori irregolarità. Quella dei fogli trasposti da altri partiti e movimenti, ma anche quella in cui le firme dei candidati sono quantomeno dubbie. C’è chi non riconosce la propria grafia, c’è chi dice di “firmare così” ma poi risulta che nella data dell’autentica e per tutto il mese quel candidato era all’estero, oltreoceano. La perizia certifica 35 firme false di sottoscrittori. Durante gli interrogatori in fase di indagine più persone vengono chiamate per chiarire le modalità di raccolta. L’unico che cerca di spiegare è Zacchera, che però spesso rimanda a Luigi Songa. Chiedete a lui, dice l’ex sindaco al quale il pm Nicola Mezzina risponde con un’osservazione: l’avrebbe fatto, ma Songa s’è avvalso della facoltà di non rispondere. Alla fine di tutto, la definizione su Fratelli d’Italia, la fornisce proprio Zacchera: una lista della mutua con sì e no quattro candidati di Verbania.

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