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razzismo calcio
TORINO – 16.12.2015 – “No racism”. Da anni sui campi di calcio

di tutto il mondo lo slogan è una cosante. La Fifa e le federazioni calcistiche hanno varato una grande campagna culturale, di sensibilizzazione ma anche di repressione contro i casi discriminatori. Dai buu degli stadi alle banane gettate in campo, passando per il celebre Opti Pobà del gaffista presidente Figc Carlo Tavecchio o dell’inqualificabile “lesbiche” dell’ex presidente Lnd Felice Belloli (cacciato proprio per le discriminazioni sessuali) le sanzioni e le prese di posizione sono state ripetute e pesanti, a tutte le latitudini. Da Villadossola, però, arriva la prima notizia di un caso di razzismo “al contrario”.

Domenica al “Felino Poscio” si gioca Virtus Villadossola-Veruno, gara valida per la prima giornata di ritorno del campionato di Seconda Categoria. Nelle fila del Veruno gioca centravanti Ion Hamureac, giocatore di nazionalità moldava. Durante il match il direttore di gara accorda un calcio di rigore al Villa, suscitando le proteste verunesi e, in particolare, quelle di Hamureac che – così si legge nel referto arbitrale – “al momento dell'assegnazione di un calcio di rigore (…) rivolgeva all'arbitro ed al calciatore avversario incaricato dell'esecuzione una espressione gravemente discriminatoria in ordine alla loro nazionalità ‘Italiani di merda’”. L’arbitro estrae subito il cartellino rosso e lo invita a lasciare il campo espulso. Ma “dopo la notifica dell'espulsione, dall'ingresso del tunnel di accesso agli spogliatoi, ripeteva la stessa frase e pronunciava inoltre una espressione fortemente denigratoria per l'onorabilità delle madri dei suddetti”. Frasi pesanti, verbalmente e disciplinarmente perché, applicando il minimo sindacale per questi casi, il giudice sportivo della Lnd piemontese, Sergio Boccalatte, l’ha condannato a 10 giornate di squalifica, cioè praticamente a guardare il resto del campionato dalla tribuna.

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