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MILANO - 19-02-2021 -- Il caso resta aperto: servono nuove indagini. Sono passati nove anni dal giorno in cui, in una cella di isolamento del carcere di San Vittore, a Milano, la polizia penitenziaria trovò il corpo senza vita di Alessandro Gallelli, ventunenne di Rho. Morto per suicidio – decretarono le autorità annoverando quel decesso tra i casi di autolesionismo dietro le sbarre. Ammazzato da qualcuno – sostengono i familiari che, alla ricerca di una verità che ritengono non sia ancora emersa, si sono affidati all’avvocato verbanese Gabriele Pipicelli. Ieri il gip Domenico Santoro ha respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura nel fascicolo aperto due anni fa con l’ipotesi di “morte come conseguenza di altro delitto”. Secondo il giudice non s’è scavato abbastanza, servono approfondimenti per accertare l’eventuale “natura preterintenziale (se non, a ben vedere, dolosa) dell'azione di terzi". Sono state così accolte le richieste avanzate dall’avvocato Pipicelli, che ha svolto accurate indagini difensive fornendo elementi di riscontro alla tesi che non si trattò di suicidio, a nome della mamma e della sorella di Gallelli.


 

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