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VERBANIA - 13-01-2021 -- Con quel vigile, già in passato collega di lavoro in altre mansioni, i rapporti non erano buoni. I due avevano avuto un “precedente” un paio d’anni prima, quando l’agente l’aveva multato -sequestrandogli il libretto dell’auto- perché le lampadine dei fari anteriori erano irregolari e lui s’era rivolto al sindaco chiedendo di poter utilizzare l’auto per emergenze familiari. Fu forse per quegli attriti passati che il controllo stradale effettuato il 22 febbraio 2019 alla rotonda dell’Ipercoop di Gravellona Toce diventò un battibecco che, sfociato in denunce, s’è trasformato in un processo.

Minacce e resistenza a pubblico ufficiale sono i capi d’imputazione contestati all’automobilista, un padre di famiglia di Gravellona Toce che quel giorno era di fretta: doveva accompagnare la figlia maggiore al lavoro all’Ipercoop e passare a prendere il più piccolo all’asilo, perché non stava bene. Il vigile gli mostrò la paletta quando il veicolo era all’interno della rotatoria, lui frenò bruscamente arrestandosi vicino al bordo della carreggiata, poi uscì dall’abitacolo invitando la figlia ad attraversare la strada per non far tardi al lavoro. Fu a quel punto che i due si trovarono faccia a faccia, battibeccando sul modo in cui era avvenuto lo stop. “Ce l’hai con me? Stai attento, guarda che neanche per te funziona così” - disse il guidatore all’agente con un tono di voce sostenuto, ricevendo come risposta: “perché, se no che fai?”. Nella diatriba intervennero la moglie e l’altro vigile di pattuglia, che poi compilò il verbale ed elevò la contravvenzione per la guida senza patente, infrazione riconosciuta dallo stesso automobilista, che spiegò di essere uscito di fretta e di aver lasciato il documento nella giacca. Lo portò al comando nel giro di poche ore e, lì, chiese di parlare con la comandante, che però era assente. Allora, ritenendo di essere stato minacciato, andò dai carabinieri della stazione di Gravellona, esponendo i fatti. Due giorni più tardi la comandante lo mandò a chiamare e, nuovamente, l’automobilista chiese perché era nel mirino dell’agente, aggiungendo che se questi si fosse tolto la divisa ne avrebbero potuto discutere.

Un’allusione, una minaccia secondo la comandante e secondo l’agente, che sporse denuncia. Per questo episodio l’automobilista è stato processato e assolto dal Tribunale di Verbania. È stato lo stesso pm Sveva De Liguoro a riconoscere che non vi sia stata né la minaccia, né tantomeno la resistenza: l’imputato non ha impedito agli agenti di svolgere il loro lavoro e, comunque, le frasi rivolte al vigile non erano indirizzate al suo ruolo o alla sua funzione, ma all’uomo, alla persona che conosceva già prima e della quale riteneva di essere stato trattato ingiustamente.

 


 

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