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tribunale 16

VERBANIA - 22-09-2020 -- Quando l’auto

dei carabinieri di Stresa giunse sul posto, all’esterno dell’hotel Villa Carlotta di Belgirate, i militari si trovarono davanti quella donna che, seminuda, correva per strada, gridava, si agitava e rischiava di finire investita dalle auto in transito sulla statale del Sempione. L’avvicinarono per calmarla ma, in tutta risposta, finirono aggrediti. Uno di loro si vide strappare la camicia della divisa e le mostrine. Entrambi furono colpiti e ricevettero, di fronte ai presenti, una sequela di insulti.

È per quell’episodio, datato 14 luglio 2018, che la signora -una cittadina ucraina allora 46enne- è a processo per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.

Il trambusto della sera, concluso anche con l’intervento dell’ambulanza del 118 e la sedazione, fu l’epilogo di un pomeriggio movimentato. Secondo la ricostruzione della Procura la donna, che aveva fissato in hotel un appuntamento con un 61enne della Puglia salito apposta per incontrarla, aveva bevuto parecchio, sia durante l’aperitivo, sia alla cena consumata nel ristorante dell’albergo. L’ha riferito il direttore, che ha confermato d’essere stato allertato dal personale quando lei, indossando solo una vestaglia (che presto, nella foga, s’è slacciata, mettendo in mostra anche le parti intime), all’improvviso, era uscita dalla sua stanza e aveva iniziato a correre nel corridoio gridando: “dov’è? dov’è?”. Si riferiva probabilmente all’uomo con cui s’era intrattenuta e che, poco prima, se n’era andato dall’albergo perché -così è stato raccontato in aula dai testimoni- lei, evidentemente alticcia, era stata aggressiva nei suoi confronti.

Ciò di cui deve rispondere è il comportamento tenuto nei confronti dei carabinieri, costituiti parte civile con l’avvocato Canio Di Milia. Un comportamento che, ha fatto intendere il suo avvocato Fabrizio Cardinali, preannunciando le prossime prove che produrrà, non sarebbe riconducibile all’ebbrezza alcolica, bensì dall’ipotesi che qualcuno, quella sera, le abbia a sua insaputa somministrato una di quelle droghe cosiddette “da stupro”. Per chiarirlo, l’11 dicembre, verranno a testimoniare l’uomo dell’appuntamento e un altro dipendente dell’albergo che, nei giorni successivi, si tenne in contatto con lei.

 

 

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