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VERBANIA - 20-09-2020 -- Gare a porte chiuse

e solo con gli addetti ai lavori. Inizia così, almeno sino al 7 ottobre (salvo diversa comunicazione), la nuova stagione sportiva per tutte le discipline tranne che il calcio di serie A. Nella tarda serata di ieri, al termine di una giornata convulsa in cui pochi (a iniziare da chi ha responsabilità politico-istituzionali) ci hanno capito qualcosa, è arrivato lo stop alle manifestazioni col pubblico.

Su pressione del Comitato tecnico scientifico nazionale -secondo cui i dati epidemiologici non sono favorevoli per il ritorno degli spettatori in stadi e palazzetti- il governo e il ministro della Salute Roberto Speranza hanno chiuso a ogni richiesta proveniente dai dilettanti, limitandosi a concedere un massimo di 1.000 spettatori per la serie A, frustrando le aspirazioni dei dilettanti, che reclamano tribune aperte per rimpolpare i bilanci.

La decisione definitiva è arrivata in chiusura della videoconferenza che ha messo di fronte il governo e i presidenti delle Regioni, alcuni dei quali in settimana, incoraggiati dalle parole del ministro Speranza, avevano iniziato a muoversi in autonomia.

Il risultato è che, a poche ore -in alcuni casi pochi minuti- prima del fischio d’inizio regnava l’incertezza. Come a Vogogna, dove alle 20,30 era in programma Vogogna-Omegna, valida per la Coppa Italia di Promozione. Il club ossolano, che aveva approntato il botteghino, alle 20 l’ha chiuso. Decisive le notizie giunte da Roma e da Torino, incerte sino a poco tempo prima. In un tam-tam di telefonate e messaggi dei vertici Figc e della questura, alla fine s’è deciso per lo stop.

A metà pomeriggio, a creare ulteriore confusione al caos già imperante, era arrivata una nota stampa del coordinamento provinciale del Pd (partito che è al governo) in cui si criticava il governatore del Piemonte Alberto Cirio (avversario politico) per non essersi mosso, al pari di altri colleghi, per aprire gli impianti sportivi. In quel frangente, in realtà, Cirio era in linea con Roma per cercare di convincere il governo del contrario.

Alla fine di questa telenovela, il dato di fatto è che lo sport resta a porte chiuse. Una decisione legittima, assunta sulla base dei pareri dei tecnici, che spettava al governo e sulla quale si può o meno essere d’accordo. Ciò che non è opinabile, e che lascia stupiti, sono i tempi e i modi.

 


 

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