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palazzola

VERBANIA - 24-03-2020 -- Stresa vince la causa,

la Regione (sconfitta) paga, ma ottiene uno sconto. La lunga querelle che dal 2004 vede la Perla del Lago Maggiore discutere con Torino per il recupero della Villa La Palazzola ha avuto un primo punto fermo al Tar Piemonte. È di questi giorni la sentenza con cui la Seconda sezione ha accolto il ricorso del Comune, che nel 2015 aveva chiesto alla giustizia amministrativa di dichiarare Torino inadempiente nei patti costituenti la Fondazione La Palazzola, condannandola a restituire 4,5 milioni. Questa cifra è pari alla differenza tra quanto promesso (5 milioni) e quanto pagato nel momento in cui, costituendo la Fondazione (Stresa aveva fornito l’immobile), aveva preso il via il mai completato progetto di recupero a fini turistico-culturali dell’antica dimora affacciata sul lungolago.

La Fondazione di fatto non è mai stata operativa e, con il passare degli anni, Stresa ha insistito per avere il denaro pattuito, arrivando a promuovere la causa al Tar. Nell’ultimo anno il sindaco Giuseppe Bottini, già vicesindaco sino al 2015, aveva allacciato una trattativa con la Regione per raggiungere un accordo. Il primo cittadino aveva portato l’intesa in Consiglio comunale in autunno, venendo sconfessato dall’intero Consiglio, che aveva votato contro (lui s’era astenuto) il patto per cui, incamerando 1,3 milioni di euro, la Fondazione veniva sciolta.

A distanza di qualche mese la causa pendente al Tar s’è risolta. Nel merito, la ragione l’ha avuta Stresa, che ha visto i giudici dichiarare inadempiente la Regione, costretta a pagare -oltre alle spese legali- un risarcimento. La cifra finale è di 1.080.000, molto meno dei 5 milioni chiesti. I giudici l’hanno calcolato partendo dai 4.185.000 euro di perizia dell’immobile, togliendo il 27,52% (1.151.712, media dei tagli effettuati dalla Regione per questo genere di opere in tempi di spending review), e defalcando 1.953.000 imputabili al tempo perso dal Comune nel definire la pratica. In particolare i giudici fanno riferimento alla trattativa portata avanti da Bottini e non ratificata dal Consiglio comunale: “l’amministrazione comunale (…) avrebbe potuto riacquisire, di fatto, la disponibilità dell’immobile (oltre ad avere liquidità per effettuare investimenti) quantomeno dal 2018”.

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