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VERBANIA – 17.05.2019 – Assolta perché il fatto

non costituisce reato. Non ci fu diffamazione nella lettera di protesta che una mamma ossolana scrisse alla scuola elementare frequentata dal figlio mettendo per iscritto il comportamento discriminatorio che sarebbe stato tenuto dalla maestra, in aula, nei confronti del minore.

I fatti risalgono all’anno scolastico 2013/2014. In una classe quinta, a fine gennaio, lo studente di 11 anni tornò a casa dopo le lezioni e disse ai genitori che una delle insegnanti l’aveva ripreso per il suo odore profferendo anche una bestemmia. La mamma si presentò a scuola e chiese di parlare con il vicepreside, esponendo tutto il suo rammarico per questo fatto molto increscioso. Il sostituto del dirigente la invitò a mettere per iscritto la lamentela, diventata poi una lettera ufficiale che fu protocollata e finì alla preside, la quale chiese spiegazioni a tutte le insegnanti di quella quinta, non trovando alcun riscontro a questo asserito comportamento discriminatorio e chiudendo il “caso”. La vicenda però non si esaurì perché la maestra accusata, sentendosi diffamata, denunciò la mamma, che così è finita a processo davanti al giudice di pace Silvia Terracciano, che l’ha assolta con la formula perché il fatto non costituisce reato. Così aveva chiesto anche il pm Rosanna Zema, sostenendo che la missiva era stata scritta su richiesta del vicepreside –al quale era indirizzata– e, poiché il destinatario è uno solo, non sussistono gli elementi della diffamazione, che è il reato di chi offende l’onore e il decoro di una persona di fronte a due o più persone.

 

 

 

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