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VERBANIA – 04.02.2019 – Sesso, corna e telefonino.

È da un pericoloso mix di sentimenti traditi e di tecnologia che nasce la vicenda giudiziaria di una coppia ossolana il cui rapporto, non solo è naufragato, ma è addirittura finito in denunce e processi. Quello che s’è aperto oggi al tribunale di Verbania vede come imputato lui, quarantenne che dal 2007 al 2016 è stato sentimentalmente legato –la coppia ha avuto un figlio– a una ragazza che di anni ora ne ha trenta. Un rapporto che all’apparenza non mostrava le crepe e quei gravi problemi che lei ha denunciato nel 2016 accusandolo di maltrattamenti in famiglia e di interferenze illecite nella vita privata.

È da quest’ultimo capo d’imputazione, incentrato su un episodio specifico accaduto nell’aprile del 2016, che deflagra l’intera vicenda giudiziaria. La coppia a quell’epoca è in crisi e nella casa coniugale vive solo lei. L’ex, tuttavia, è ancora in possesso di un mazzo di chiavi che utilizza per aprire la porta dell’alloggio ed entrare, insieme ad alcuni amici, nel momento in cui la ragazza sta avendo un rapporto sessuale con l’amante. Chi entra, cioè l’odierno imputato, non si lascia andare a scenate, ma accende il telefonino e riprende la scena per documentare – così dice – i comportamenti della mamma di suo figlio nell’ottica della discussione per il suo affidamento.

All’indomani di questa sorta di blitz scattano le prime denunce, che partendo dall’episodio “incriminato” dell’irruzione nella propria sfera privata (il codice penale lega questo reato alla violazione di domicilio) si allargano ai maltrattamenti morali che la donna ha denunciato d’aver subito e che si riassumono nel secondo capo d’imputazione. La faida tra i due è andata oltre perché, per fatti diversi ma che sono strascichi di quell’episodio, lui ha denunciato lei per calunnia.

La prima udienza del processo, nel quale sono stati citati ventuno testi di cui tre operanti di polizia e carabinieri, è stata in gran parte dedicata alla testimonianza della parte offesa (e costituita parte civile), teste assistito poiché –da denunciata– è indagata in un processo penale connesso. Nel racconto reso al giudice Raffaella Zappatini, incalzata dal pm Anna Maria Rossi, la ragazza ha detto d’aver finto per anni amore (anche nell’intimità) con l’ex e di non averlo mai denunciato per paura, negando di aver avuto altre relazioni con uomini nel periodo di convivenza che sarebbero emerse già nel corso delle indagini.

Il processo è stato aggiornato al 4 marzo per sentire gli ultimi testi e per la discussione. Nel frattempo gli amici dell’imputato che entrarono in quella casa nell’aprile di tre anni fa hanno già definito la propria posizione con la giustizia, patteggiando.

 

 

 

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