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miasi

VERBANIA – 11.01.2019 – La puzza, anche perché

s’era a fine estate, era molto forte e l’avvertivano anche dall’appartamento di fianco, tanto che gli occupanti chiamarono i vigili urbani. Quando, il 4 settembre del 2017, la polizia municipale arrivò in quella palazzina di Gravellona Toce, trovò in un appartamento, accudito da due persone, un cane molto malato. Susanna –questo il nome dell’animale, un esemplare di taglia media– mostrava vasti eritemi alla pelle e, soprattutto, una ferita sanguinante dalla quale fuoriuscivano larve e vermi. La cagnolina fu prelevata e portata al canile di Omegna, dove le venne diagnosticata una miasi acuta, una comune ma grave forma parassitaria per la quale, laddove c’è una ferita aperta, le mosche depositano le uova che, schiuse, diventano larve che si nutrono della carne viva, provocando molto dolore e alimentando ulteriormente l’infezione. Oltre a ciò il cane aveva una piodermite superficiale.

Un successivo controllo amministrativo portò ad appurare che il cane non era della coppia che l’aveva in custodia, ma di una donna di nazionalità straniera che l’aveva avuto dopo il divorzio dal marito per volere della figlia e che in quei giorni si trovava proprio nel paese d’origine per accompagnare la figlia al rientro in Italia. Ritenendo che le condizioni di salute dell’animale fossero gravi già alla sua partenza (il 31 agosto) e che la proprietaria abbia avuto un comportamento negligente, è stata raggiunta da un decreto penale di condanna che ha impugnato e che oggi è stato discusso al Tribunale di Verbania in un procedimento con rito abbreviato per maltrattamento di animali. Ritenendo molto grave l’infezione ed elevato il dolore patito da Susanna e ignorato dalla padrona che l’ha lasciata ad altri senza curarsene, il pm Anna Maria Rossi ha chiesto la condanna a 8.000 euro di multa. La donna, difesa dall’avvocato Mario Di Primio, ha sostenuto che quando partì non c’era alcuna emergenza, tanto che i vicini non ebbero da dire nell’accogliere il cane, che solo dopo peggiorò e non fu adeguatamente curato da chi l’aveva in custodia. Il giudice Rosa Maria Fornelli l’ha assolta per non aver commesso il fatto.

 

 

 

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