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VERBANIA - 10.01.2019 - Qualche consigliere

s'è messo le mani nei capelli, qualcuno ha solo sgranato gli occhi, qualcun altro non è riuscito fare a meno di manifestare dissenso e qualcuno ancora, nonostante l'assenza di chioma, s'è egualmente tenuto il capo: tra incredulità e disapprovazione. Michael Immovilli, uno dei più prolissi e verbalmente solleciti consiglieri comunali, esponente del gruppo consiliare che porta il suo nome e quello di Adrian Chifu (che invece è il più silente dei consiglieri) s'è sperticato, nella notte dell'ultima assemblea consiliare, in un deciso elogio al Duce che ha fatto balzare Verbania agli onori delle cronache nazionali.     
Ci ricordiamo solo delle ombre, ma non delle luci, questa è storia, basta girare l’Italia e ci rendiamo conto di che cosa fece Benito Mussolini quando era governatore d’Italia”. Con queste parole, immediatamente seguite da un breve elenco delle mirabolanti realizzazioni del Ventennio (ma prima della Guerra); l'ex vicepresidente provinciale di Forza Italia nonché presidente del club “Forza Silvio” ha sollevato l'ennesimo polverone guadagnandosi anche un articolo su un media nazionale come Il Fatto Quotidiano, ripreso a catena dagli altri principali giornali.
La reazione più accesa è stata quella di Riccardo Brezza, Pd, già vicepresidente della Provincia, che nei pochi secondi di quel discorso nostalgico ha cercato di prendere la parola per stigmatizzare l'accaduto e che, l'indomani, ha dedicato un post del suo blog all'episodio. "Un consigliere di una Città medaglia d’oro al valore civile per la Resistenza non dovrebbe nemmeno pensare di pronunciare parole del genere nel consesso più alto della Città. Perché significa non avere il senso della storia, oltre che della decenza politica. Significa che si è sdoganato tutto. Significa non sapere, o non voler sapere. O peggio significa sapere e ciononostante condividere. Allora vedete, il punto è che non possiamo abituarci o tollerare, non possiamo farci una risata per la frase un po’ colorita, a mo’ di provocazione, detta all’una di notte. Perché in un Consiglio Comunale della Repubblica il nome di Benito Mussolini non dovrebbe sentirsi, evocato come esempio. Perché il pudore, il senso delle istituzioni, la conoscenza dei fatti dovrebbe imporre a tutti di tenere fede ai valori della Costituzione Repubblicana. E invece no, siamo obbligati a sentire anche questo, che nella prima parte del ventennio Mussolini fece bene. Per intenderci stiamo parlando del periodo caratterizzato da leggi razziali, omicidi politici degli avversari, chiusura di libere associazioni e sindacati, soppressione delle libere elezioni, e potrei andare avanti".

A.D.

 

 

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