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TORINO – 10.01.2019 – Ultimo appello, o quasi.

Sono riposte nell’incontro che stamane si terrà a Torino tra i vertici della Regione e quelli della derelitta Provincia del Vco le residue speranze di evitare il dissesto dell’ente. Nelle casse del Tecnoparco non ci sono soldi a sufficienza nemmeno per arrivare a fine mese, per pagare gli stipendi dei dipendenti, i fornitori e le rate dei mutui in essere. Settimana scorsa una nota della Ragioneria al presidente Arturo Lincio ha messo nero su bianco il divieto tassativo di pagare. Lo stesso Lincio ha richiesto alle banche un anticipo di cassa di 7 milioni –il massimo concedibile in base alle leggi vigenti– calcolato su una quota delle teoriche disponibilità di bilancio del 2019. Un bilancio che è lungi dall’essere redatto e che, forse, non lo sarà se non dai commissari prefettizi-liquidatori.

Dopo il Consiglio provinciale di venerdì in cui il sottosegretario agli Interni Stefano Candiani ha gelato il Vco sull’intervento economico del governo (principale responsabile del “buco” da 32 milioni di euro accumulato sui pesanti tagli imposti da Roma dal 2012 al 2018) e sulla possibilità di salvataggio di questa e delle altre tredici Province sull’orlo del baratro, sembrava che la dichiarazione di dissesto fosse un atto dovuto.

A cambiare parzialmente le carte in tavola è stato l’intervento spontaneo dei creditori che, fortemente preoccupati della loro sorte, martedì hanno inscenato un improvvisato sit-in in Provincia, al quale è seguita una pioggia di comunicati stampa e prese di posizione di varie associazioni di categoria (è legittimo domandarsi –come fanno alcuni imprenditori– dove siano state finora) contrarie al dissesto. Dissesto la cui discussione doveva andare in Consiglio provinciale il 14 e che è stata rinviata. Ma che resta la prima ipotesi, perché se anche Torino dovesse deliberare uno stanziamento extra, facilmente sarebbe solo quel palliativo che l’attuale maggioranza ha sempre dichiarato di non volere –“dobbiamo trovare una soluzione definitiva”, hanno detto Lincio e il consigliere Giandomenico Albertella ai creditori. A meno che di colpo, dopo una giravolta di 360°, la Regione conceda quei canoni idrici che, va detto, sarebbero comunque un surrogato dei tagli statali, denaro destinato per definizione a investimenti e sviluppo e utilizzato per altro (strade e scuole).

Se sul piano pratico le opzioni sono pochissime, su quello politico lo scontro è in atto e vede nella Lega, partito di maggioranza al governo (e di minoranza in Regione), decisa a chiedere il dissesto, addebitando le responsabilità del default proprio a Torino.

 

 

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