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VERBANIA – 04.01.2019 – Avete ragione:

ma le leggi sono quelle che sono, cambiarle richiede troppo tempo e, comunque, ridare subito tutti i soldi alle Province rischia di far saltare il banco. Suona più o meno così ed è brutale, schietto e detto senza fronzoli, il ragionamento che il sottosegretario all’Interno Stefano Candiani ha esposto oggi al Consiglio provinciale del Vco. Di fronte alla perdurante e grave crisi dell’ente (ma il discorso vale per tutte le Province d’Italia) che non ha più risorse economiche sufficienti perché Roma gliele ha tagliate, l’esponente del governo Conte ha ammesso che le difficoltà sono enormi e lo spazio di manovra minimo: ”non possiamo pensare che a un problema che è andato peggiorando, chi viene dopo ha soluzioni migliori di chi è venuto prima”.

Le soluzioni sono i soldi, le centinaia di milioni di euro che negli anni il governo ha tagliato, asfissiando gli enti provinciali. I problemi sono i servizi non più erogati. Perché, al di là della narrazione divulgata negli ultimi anni da chi (di ogni colore politico), più o meno a intermittenza e a seconda dell’utilità, a Roma ha puntato sul facile e populistico slogan “aboliamo le Province e risparmiamo” (senza dire che cosa avrebbe fatto poi), due cose risaltano di questi tagli: strade e scuole.

Gli istituti scolastici superiori e le strade (non le statali, né le comunali) sono competenza delle Province. E sono costi. Riscaldamento, utenze, manutenzioni ordinarie e straordinarie di aule e palestre hanno un costo. Idem asfalti, segnaletica, barriere, salatura e sgombero neve; ancor più nel Vco che di chilometri di strade provinciali ne ha 600, in larghissima parte montani. E se i soldi non ci sono che si fa? I lavori si fermano, con gli esiti che sono sotto gli occhi di tutti gli automobilisti e degli studenti (e dei loro genitori) del territorio.

Dal 2012, anno dei tagli lineari, nessuno s’è preoccupato di questo. Né l’ha fatto la legge Delrio, ministro del governo Renzi che pensava di abolire le Province con il referendum costituzionale poi fallito e che ha scritto una riforma a metà. Ma se nessuno ci ha pensato, non è per negligenza o malafede, ma perché restituire di colpo i soldi sottratti negli anni “rischia di far saltare il banco”. Candiani l’ha detto apertamente: per frenare una parte dell’enorme debito pubblico italiano, quello degli enti locali, i passati governi hanno usato la mannaia con le Province. La coperta, insomma, è corta e se il Vco (come altri territori) ha tutte le ragioni di lamentarsi e protestare, la situazione resta tale. “Abbiamo insediato il tavolo per riscrivere il Testo unico degli enti locali, ma ci vorrà tanto tempo – ha affermato il sottosegretario –. L’unica soluzione, con le leggi vigenti, è pensare di chiedere il dissesto e scegliere se è meglio perdere le dita oggi o l’intero piede domani”.

La morale, però, è un’altra. Che a Roma governi il “partito del fare” di berlusconiana memoria, i tecnici/professori graditi all’Europa, il rottamatore e i suoi affini, o la coalizione “del popolo”, l’Italia resta la stessa e assomiglia molto alla Provincia del Vco: malconcia e sulla strada del dissesto.

 

 

 

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