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VERBANIA – 31.12.2018 – Il 2018 che sta per andare in archivio

è stato, sul Verbano e nella nostra provincia, un anno segnato soprattutto dal dissesto del territorio e dalle sue ricadute sulla viabilità. Frane e smottamenti –come l’anno prima– sono le principali notizie di cronaca degli ultimi mesi. La più rilevante è la frana di Re che, nel giorno di Pasqua, ha travolto una coppia di svizzeri diretti al santuario, uccidendola e riportando d’attualità il problema della viabilità, lo stesso che ha determinato la chiusura per alcuni giorni della superstrada ossolana in autunno e la nuova –la seconda nel medesimo punto in cui nel 2017 morì un motociclista– frana di Cannobio del 6 novembre. Che ha bloccato la statale 34 e riportato alla memoria proprio l’incidente del marzo dell’anno scorso, per il quale la Procura di Verbania ha notificato l’avviso di chiusura indagini (l’anticamera della richiesta di rinvio a giudizio) per sei persone, tra cui il sindaco di Cannobio Giandomenico Albertella e tre dirigenti Anas.

Eventi atmosferici sempre più estremi, versanti che si sgretolano, strade molto trafficate in pessime condizioni, e mancanza di soldi per manutenerle sono una combinazione pericolosissima. Il meteo, ormai da anni, fa sempre più le bizze. L’estate è stata siccitosa con disagi nell’approvvigionamento idrico. L’inizio dell’autunno ha visto cadere tantissima pioggia in poco tempo, tanto che il Verbano è passato da una magra quasi storica alla piena con un inizio di esondazione. Ciò ha influito su strade piccole e grandi. Quelle provinciali sono quasi al collasso. Nel 2019, dopo anni di stop, la Provincia ha potuto spendere qualche soldo per asfalti e barriere. Quella stessa Provincia che è stata “tentata” di passare alla Lombardia in un referendum, quello del 21 ottobre, che ha mancato il quorum. E che ha visto il cambio della guardia ai suoi vertici. Al posto del democratico Stefano Costa è salito l’esponente del centrodestra Arturo Lincio, che s’è fatto certificare un “buco” nei conti di oltre 32 milioni tornando a chiedere l’autonomia alla Regione, un tema sul quale a piazza Castello sono storicamente sordi, anche se la poltrona del vicepresidente è del verbanese Aldo Reschigna. Reschigna che ha quasi completato la rivoluzione copernicana della sanità locale, arrivando a individuare il progetto del futuro ospedale unico provinciale di Ornavasso collina. Rimangiandosi 15 anni di lotte politiche contro l’unico nosocomio predicato nei primi anni Duemila dal centrodestra e rinfacciando la posizione scettica/critica/polemica dei sindaci che negli ultimi mesi (anche perché avvertono odore di elezioni) hanno iniziato ad alzare la voce, ha trovato i soldi e fatto partire le procedure burocratiche (a proposito, ai vertici dell’Asl è arrivato da Biella Angelo Penna al posto del pensionato torinese Giovanni Caruso). Certo, è andato un po’ lungo coi tempi e rischia di trovarsi nel momento topico, o in piena campagna elettorale, o –peggio– con un nuovo governatore e una diversa maggioranza. Il 2019 sarà l’anno in cui si vota per la Regione e per numerosi comuni (Verbania in primis), probabilmente in abbinata alle Europee.

Ospedale, strade e… scuole. Il 2018 è stato l’anno dell’odissea dell’Alberghiero “Maggia” di Stresa, che nel suo 60° compleanno ha visto partire il braccio di ferro tra preside e studenti da un lato, e Comune dall’altro (con la Provincia comunque chiamata in causa) per le attuali aule dislocate in più sedi e per la futura sede, che la giunta Bottini non vuole più al posto dello stadio e per la quale si sono candidate, in ordine sparso, Baveno, Verbania e Gravellona Toce. Gli edifici scolastici, per il problema di cui sopra (i soldi che lo Stato nega alle Province), sono obsoleti un po’ ovunque e richiedono come minimo manutenzioni straordinarie, se non un ampliamento, come il liceo “Cavalieri” di Suna, cui le aule non bastano più nonostante siano stati “requisiti” scantinati e ufficio della preside.

Il 2018 è stato anche l’anno delle elezioni. L’unico parlamentare uscente, il dem Enrico Borghi, è stato confermato nonostante la debacle del suo partito. A Roma è tornato il senatore verbanese della Lega Enrico Montani, che in primavera è stato “visitato” dalle Iene per le vecchie vicende dei debiti del Verbania calcio in un servizio girato, montato ma bloccato all’ultimo (e mai andato in onda). A Roma è andata anche la verbanese Mirella Cristina, new entry grazie alla coalizione pigliatutto di centrodestra sgretolatasi poi con l’alleanza di governo Lega-M5S.

Nell’ultimo anno hanno preso corpo i progetti per togliere dal degrado alcuni “gioielli” del Verbano. Il restauro della basilica di San Vittore è terminato (anche se c’è ancora molto da fare) restituendo alla città un patrimonio artistico inestimabile. Inaugurata anche Villa San Remigio, riaperta (ma solo in parte) dopo lunghi restauri. Nel 2019 si interverrà anche a Villa Simonetta a Intra (ma solo in parte) e si cercheranno i fondi per Palazzo Cioja a Suna. Queste, insieme al contestato parcheggio di piazza Fratelli Bandiera, sono le opere con cui Silvia Marchionini chiuderà il quinquennio a Palazzo di Città. L’ultimo anno l’ha condotto a termine fiaccando anche la resistenza interna del Pd, che alla fine la ricandiderà. E concludendo alcuni interventi come la nuova farmacia comunale (partita nel 2014). Ma senza il nuovo porto, che continua a essere un grandioso progetto sulla carta. Verbania nel 2018 ha celebrato i benemeriti Luca Giovanella (medico ed eccellenza italiana in Svizzera) e Arialdo Catenazzi (partigiano e anima dell’Anpi); Stresa ha riconosciuto l’impegno nel conservare la storia di Vilma Burba. Sono diventati cavalieri il “soccorritore” Matteo Gasparini e il partigiano Luigi Fovanna, oltre agli imprenditori del settore della ristorazione Angelo Ruffoni e Raffaele Santini, e ai carabinieri comandanti le stazioni di Verbania e Stresa: luogotenente Rolando Serafini e maresciallo maggiore James Lui.

La stagione turistica s’è contraddistinta per il Giro Rosa che è partito da Verbania tra le polemiche sulla viabilità per la città isolata tutto un pomeriggio e che ha fatto tappa a Omegna. Per lo show delle Frecce Tricolori tra Pallanza e Suna. Per la frattura tra Comune e Piazza-Vila che ha visto andare in scena il doppio Palio remiero, a Pallanza e Omegna. Il teatro “Maggiore” ha chiuso la sua seconda stagione. La terza avrà ancora Renata Rapetti come direttrice artistica ma senza la convenzione con il “Coccia” di Novara. In più, però, c’è la Fondazione Maggiore varata insieme alla Regione ufficialmente dopo l’estate. Oltreconfine, intanto, la Svizzera programma in grande. Il 31 marzo una maxinstallazione artistica fatta di salvagenti colorati ha fatto parlare di Locarno e della sua piazza Grande. In estate è arrivata la notizia che, sulla scorta dei moli galleggianti che l’artista bulgaro Christo realizzò nel 2017 sul lago d’Iseo, le Isole di Brissago avranno una struttura simile fissa, una nuova attrazione turistica.

Il 2018 non è stato un anno particolarmente roseo per l’economia locale. A luglio con l’inaugurazione delle filiali di piazza Aldo Moro (ex sede Bpi), Intesa Sanpaolo ha definitivamente chiuso il capitolo Veneto Banca, che già aveva cancellato la popolare di Intra. Il nuovo maxi-istituto è al passo coi tempi: molta tecnologia, servizi mirati, meno personale. Contando anche gli accorpamenti della fusione Banco popolare-Bpm, siamo entrati nella stagione in cui il “posto in banca” come sinonimo di sicurezza economica è un’utopia per tanti. A Verbania la “Intra” era stata una colonna, del credito e dell’occupazione, che nessuno sostituirà più. Sul “campo di battaglia” di Veneto Banca, intanto, sono rimasti migliaia di azionisti azzerati che il governo indennizzerà (in parte, almeno per ora), e nel Vco un’indagine per vari reati che coinvolge 43 dipendenti, buona parte dei quali funzionari e direttori di filiale locali.

 

 

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