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tribunale 15

VERBANIA - 05.12.2018 - Avance ripetute,

palpeggiamenti al seno e contatti "proibiti". Sono le attenzioni particolari che un imprenditore della provincia avrebbe rivolto a una dipendente tra il febbraio e il marzo del 2017 a costituire il capo d'imputazione nel processo in cui è accusato di violenza sessuale continuata. La donna, madre di famiglia, era stata assunta in azienda da poco tempo. Era nel periodo di prova quando iniziò a essere oggetto delle attenzioni del datore di lavoro, che la invitava a uscire a pranzo e a passeggiare con lui. Quelle che all'inizio erano avance si fecero più esplicite, messe per iscritto in chat su messenger e whatsapp, ed ebbero uno sfogo fisico in alcuni episodi di palpeggiamenti al seno e di contatti ravvicinati, sfregamenti (da vestito) della zona pubica del datore di lavoro verso le zone erogene della dipendente, che nel frattempo era stata assunta a tempo indeterminato e che, dopo un periodo di mutua, fu licenziata dall'azienda e ora non lavora più lì.
Per quei fatti la donna ha sporto la denuncia che ha portato la Procura a chiedere il rinvio a giudizio dell'imprenditore che, difeso dall'avvocato Simona Grossi, ha scelto il rito ordinario. Ieri l'imputato s'è presentato di fronte al collegio del Tribunale presieduto da Donatella Banci Buonamici (giudici a latere Rosa Maria Fornelli e Raffaella Zappatini) fornendo la sua versione dei fatti e negando ogni addebito. L'udienza s'è aperta col racconto della parte offesa (costituita parte civile con l'avvocato Stefano Morisetti), che con difficoltà e manifestando ancora un certo disagio, ha confermato i fatti, che non hanno testimoni oculari diretti. L'udienza è stata aggiornata al 17 febbraio per discussione e sentenza.

 

 

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