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rc auto

VERBANIA – 08.11.2018 – L’intestataria della polizza rc-auto,

una persona nata in Austria e residente a Baveno, era un fantasma, totalmente inesistente. Con questo stratagemma, l’esibizione a un’agenzia assicurativa di Omegna di un documento d’identità falso, era stato possibile per una famiglia residente a Napoli sottoscrivere una polizza con un premio vantaggioso. Le tariffe, infatti, vengono calcolate su base provinciale con formule matematiche e statistiche legate anche all’indice di sinistrosità (le ultime tabelle assegnano al Vco una media di 321,5 euro annui contro i 618,6 di Napoli). A portare i documenti fu un uomo, l’impiegata li prese, compilò la polizza e incassò il premio, rilasciando il talloncino da esporre sul parabrezza (obbligo caduto nell’ottobre 2015).

Il 5 agosto del 2014, tuttavia, la Renault Clio assicurata a Omegna fu fermata a un posto di blocco stradale in provincia dell’Aquila, con a bordo due uomini residenti appunto in Campania. I tutori dell’ordine che esaminarono i documenti notarono qualcosa di strano e fecero approfondimenti. Fu così che venne scoperto il falso e che si aprì un fascicolo alla Procura di Verbania che ha portato a giudizio la donna proprietaria del veicolo con l’accusa di frode assicurativa e di falsità materiale. Accusa per la quale il pm Anna Maria Rossi ha chiesto la condanna a un anno e tre mesi di reclusione. Il giudice Donatella Banci Buonamici ha però accolto la tesi della difesa, rappresentata dall’avvocato Annamaria Possetti, che ha sostenuto come non vi sia alcuna prova che il falso l’abbia prodotto l’imputata, né che sia stata lei a stipulare la polizza, dal momento che colui che s’era presentato in agenzia era un uomo.

 

 

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