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corte appello venezia

VENEZIA – 04.11.2018 – Servono nuovi dati

e nuove informazioni finanziarie. È questo, un supplemento istruttorio, ciò che la Corte d’Appello di Venezia ha disposto venga acquisito per valutare se il 25 giugno 2017, il giorno in cui Veneto Banca fu posta in liquidazione coatta amministrativa, il buco era tale da provocare l’insolvenza, il dissesto e – come chiede la Procura di Treviso – la dichiarazione di fallimento. Contro la pronuncia del giudice di primo grado che, a Treviso, ha dichiarato l’istituto di Montebelluna insolvente per oltre 538 milioni, ha presentato ricorso l’ex direttore generale Vincenzo Consoli, i cui avvocati in settimana hanno sostenuto in Corte d’Appello la tesi secondo cui l’insolvenza non sussisteva. Per valutarlo i giudici hanno disposto che, entro la seduta già fissata per il 22 novembre, Banca d’Italia fornisca ulteriori dati sull’esposizione della banca e, in particolare, sui crediti deteriorati, la cui consistenza è determinante nel valutare la questione, i cui riflessi sono del tutto evidenti. Con la dichiarazione di fallimento di Veneto Banca, gli eventuali reati commessi dai suoi amministratori e manager attualmente indagati diverrebbero reati di bancarotta, i cui termini di prescrizione sono molto più lunghi rispetto alla truffa o all’ostacolo alla vigilanza.

 

 

 

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