1

tribunale esterno 16 1

VERBANIA – 31.10.2018 – Un anno e quattro mesi,

con i doppi benefici (sospensione condizionale e non menzione), ma con la pena accessoria della revoca della patente. È un verdetto di colpevolezza – senza risarcimento alle parti civili – quello con il quale il giudice Rosa Maria Fornelli ha giudicato la 57enne automobilista Rosanna Villa, imputata di omicidio stradale per il decesso, avvenuto il 20 aprile 2016, dell’aronese Luciano Prandi. Il sinistro avvenne di prima mattina, tra le 8,30 e le 8,45, sulle strisce pedonali della centrale via Monte Grappa. La Citroen C3 guidata da Villa svoltava quando, in prossimità delle “zebre”, il pensionato iniziò ad attraversare. L’urtò avvenne lateralmente. Il 74enne fu sbalzato a terra e, cadendo, riportò una commozione cerebrale. Cosciente, fu trasportato in ambulanza all’ospedale, dove in poche ore le sue condizioni s’aggravarono, l’ematoma cerebrale s’espanse e si rese necessario il trasporto all’ospedale “Maggiore” di Novara e un intervento chirurgico d’urgenza. Quel pomeriggio Prandi entrò in coma e morì, 20 giorni dopo, senza mai risvegliarsi. Sul corpo non fu eseguita l’autopsia, tanto che per chiarire il nesso di causalità tra incidente e decesso, nel processo chiuso oggi al Tribunale di Verbania il giudice ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio. Il perito ha ricondotto l’investimento alla morte, inducendo il pm Anna Maria Rossi alla conclusione che si trattò di omicidio stradale e che, pur in assenza di altri fattori (Villa guidava entro i limiti di velocità e in condizioni psicofisiche ottimali), non ritenendo che il forte riverbero del sole sul parabrezza sia una causa esimente della responsabilità, ne ha chiesto la condanna a due anni.

“Non è una pirata della strada”, ha replicato l’avvocato difensore Silvana Albertalli, che ha parlato dell’incidente come di una fatalità, non causata da comportamenti pericolosi alla guida della sua assistita. “Non essendo stata disposta l’autopsia, è rimasto un dubbio sul rapporto tra incidente e morte – ha aggiunto –, un dubbio che le omissioni della Procura non possono far ricadere sulla mia assistita”. Chiedendo l’assoluzione, in subordine la derubricazione a lesioni e, in ulteriore subordine, quella a omicidio colposo non stradale, ha rivolto un accorato appello affinché non venisse applicata la severa pena accessoria che la legge sull’omicidio stradale prevede in questi casi: revoca della patente e divieto di ottenerla (previo esame di guida) per cinque anni.

 

 

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti l'utilizzo dei cookie.