1

dent strum

VERBANIA – 30.10.2018 – “Asp cisti reg. 22 + Bco Tot”.

Era questa, scritta sul modulo di prenotazione dell’operazione, la sigla medica che indicava l’intervento chirurgo-odontoiatrico al quale una 57enne di Gravellona Toce si sottopose il 30 gennaio del 2015 al Coq di Omegna. Quasi un anno prima, nel febbraio del 2014, era stata sottoposta a una visita con radiografia panoramica all’ospedale “Castelli” di Pallanza, prenotata sempre tramite il servizio sanitario nazionale, il cui esito aveva rivelato una serie di problemi: la mancanza di qualche dente, le radici non estratte e alcune carie. Paradontite cronica fu la diagnosi, per superare la quale venne eseguito quell’intervento. Al risveglio dall’anestesia la donna si trovò, con sua sorpresa, priva dell’intero apparato dentario. L’equipe che la trattò aveva infatti operato una bonifica del cavo orale totale – la famosa sigla Bco Tot –, cioè l’eradicazione di tutti i denti superstiti. Attonita e preoccupata, consultò un altro professionista e, anche su suo consiglio, si rivolse a un avvocato, sporgendo denuncia contro i medici del Coq che l’avevano curata. A processo a Verbania con l’accusa di lesioni colpose aggravate ci sono quattro membri di quell’equipe medica, i dottori Giuseppe Verdino, Valerio Cotto, Denis Ippolito e Samuele Arnaldo Pozzi Taubert.

Nella seconda udienza del processo, tenutasi ieri davanti al giudice Raffaella Zappatini, hanno sfilato i consulenti tecnici, a partire dal medico legale incaricato dal Tribunale e dal collega odontoiatra che l’ha assistita. Questi ha raccontato che, dai documenti in suo possesso, la situazione clinica della paziente non era così compromessa da necessitare la rimozione di tutti i denti e che molti si potevano salvare con cure appropriate. Cure costose, stimate in circa 20.000 euro, non meno dei 50.000 che il dentista che la visitò dopo l’intervento - e che ha confermato che si poteva intervenire meno invasivamente - ha ritenuto necessari per ripristinare la normale masticazione. L’accusa, sostenuta dal pm Anna Maria Rossi, ritiene che l’intervento fu inappropriato ed eccessivo e che la parte offesa –costituita parte civile con l’avvocato Ferdinando Brocca– non aveva compreso che cosa le sarebbe successo.

Dei quattro imputati solo Verdino, difeso dall’avvocato Giovanni Rossi di Benevento, era presente in aula. La sua linea difensiva si fonda sulla scelta e la consapevolezza della paziente, che avrebbe ordinato molto tempo prima dell’operazione due dentiere complete (il documento non è ancora stato prodotto al giudice), e sulla sua estraneità all’intervento: il suo nome compare nelle carte ma non fu lui a operare. Cotto e Rossi Taubert sono difesi dall’avvocato Stefano Brovelli; Ippolito dall’avvocato Annamaria Possetti. Il processo è stato aggiornato al 29 novembre per sentire gli ultimi testi e al 15 dicembre per la discussione e la sentenza.

 

 

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti l'utilizzo dei cookie.