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VERBANIA – 29.10.2018 – La bonifica è in ritardo

ma si farà (e costerà 2,5-3 milioni), anche se non è chiaro se in un’unica soluzione o a rate, e se la seguirà in prima persona Acetati Immobiliare. S’è parlato anche di questo, della contaminazione dell’ex polo chimico di viale Azari (che in parte rimarrà tale per la presenza di Plastipak, che potrebbe ampliarsi), nella conferenza stampa di presentazione del masterplan di Acetati oggi al teatro “Maggiore”. Che i tempi si siano dilatati dal 2011 (l’impianto chiuse il 31 dicembre 2010) l’ha ammesso anche l’ingegner Silvio Valerio, direttore generale della società, che ha seguito gli ultimi vent’anni di vita dello stabilimento, compresa l’attuale fase di dismissione. “Abbiamo chiesto un paio di volte di sospendere la procedura perché a corto del denaro per portarla a termine”, ha spiegato, informando tuttavia che la prima fase, quella cosiddetta di caratterizzazione, è in dirittura d’arrivo: “È fatta all’85% e i risultati parziali dicono che non c’è una contaminazione diffusa ma, in alcuni punti, i valori sono superiori ai limiti di legge. Se si confermerà questo quadro, nella prossima fase si discuterà dell’analisi di rischio specifica per ciascuno e della misure da adottare”.

Oltre ai terreni, nei quali è comunque presente ancora l’amianto che, non più utilizzato dalla vecchia Montefibre, è stato interrato – “e ne abbiamo già rimosse 450 tonnellate” –, si monitora la falda acquifera. “La chiusura dell’impianto ha notevolmente ridotto il prelievo d’acqua a uso industriale e la falda s’è assestata – ha spiegato –. Resta il mistero dell’acqua calda, anche se meno che in passato, captata in alcuni punti del sito, e bisogna capire se elementi sopra soglia come ferro e manganese non siano naturali, dato che ormai da tempo la fabbrica è chiusa”.

La bonifica, che è stata pensata “non per un sito industriale – ha precisato –, ma per la sua conversione, da cui nasce il masterplan”, ha un costo, che Acetati Immobiliare stima tra 2,5 e 3 milioni di euro, da reperire vendendo le aree. In caso contrario, e se la società dovesse fallire, s’aprirebbe la procedura già ventilata dalla proprietà (anche come una sorta di “pressione” a far approvare il progetto) ma anche dal sindaco Silvia Marchionini, che spinge fortemente per la conversione del sito industriale in parco commerciale e di servizi: i costi ricadrebbero sulla collettività. Così stabilisce la legge, che “scarica” l’inerzia dei soggetti obbligati per legge a bonificare (e che se non adempiono, va detto, rischiano d’incorrere in reati penali) sul Comune o sulla Regione, che poi, però, naturalmente si rivarrebbero sulle proprietà immobiliari per recuperare il denaro anticipato. In ogni caso Acetati Immobiliare pare intenzionata a seguire in prima persona la bonifica, cedendo le aree già “pulite”.

A oggi l’ex Acetati è uno stabilimento chimico industriale dismesso la cui bonifica segue un suo iter preciso e complessivo, che interessa cioè tutta la proprietà. Il masterplan, tuttavia, prevede la lottizzazione in almeno cinque aree. Saranno bonificate tutte insieme o in tempi diversi? La bonifica seguirà la lottizzazione? A questa domanda specifica non c’è stata una risposta chiara: “faremo il piano particolareggiato e andremo in conferenza dei servizi”, ha risposto il primo cittadino, che oltre a parlare dei costi della bonifica ha sottolineato quanto speso da Acetati dal 2011 a oggi: 34 milioni di euro. “Pulizia e lavaggio delle vasche, messa in sicurezza del sito – ha confermato Valerio –, ammortizzatori sociali dei 147 dipendenti licenziati, rimozione di tutti gli impianti, smaltimento di 8.800 tonnellate di metallo, spese di gestione, imposte locali…”. Costi che ricadono sotto le voci di dismissione e gestione, che tutti i siti industriali prevedono, Acetati compreso.

 

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