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VERBANIA – 28.10.2018 – Rhodia, Montecatini, Montefibre,

Taban, Acetati... Passa da questi nomi la storia industriale verbanese del Novecento, strettamente legata allo stabilimento chimico di viale Azari di cui in questi giorni si discute la conversione commerciale. Nella seconda era dell’industrializzazione di Intra e Pallanza, il tessuto di piccoli e medi opifici lasciò posto alla grande fabbrica, il colosso che arrivò a impiegare 5.000 operai e che fu volano d’una forte immigrazione, soprattutto dal sud Italia e dal Veneto.

Tutto iniziò nel 1928, quando il comune di Pallanza concesse la piazza d’armi a Rhodiaseta per costruire l’impianto di produzione di rayon, un tessuto sintetico composto da acetato di cellulosa. La fusione con la Società elettrochimica del Toce portò alla nascita di Rhodiatoce, finita successivamente nel gruppo Montecatini, poi Montedison. Nel 1972 il matrimonio con Chatillon e Polymer fece nascere Montefibre, controllata di Montedison. La crisi di mercato di fine anni ’70 fece scricchiolare il polo chimico, ingranditosi fisicamente sino al Gabbio San Nicolao, sul fronte del torrente San Bernardino. La risposta alla crisi fu lo scorporo di alcune attività e produzioni in società “figlie” poste sotto la neonata Taban. Montefibre cessò le produzioni nell’autunno 1983, Taban fu posta in liquidazione nel 1985. In duemila rischiavano di perdere il posto e intervenne Gepi (Società per le gestioni e partecipazioni industriali), la finanziaria di Stato costituita nel 1971 per gestire le grandi crisi industriali, che si accollò i lavoratori garantendo la cassa integrazione straordinaria. In quegli anni fu fatto un tentativo di conversione dello stabilimento alla produzione di plastiche poliammidiche (nylon) subito naufragato.

La soluzione, anche se non coi livelli occupazionali pre-crisi, arrivò nel 1989 con l’intervento del gruppo tortonese Mossi & Ghisolfi. La società costituita nel 1953 da Vittorio Ghisolfi e dal suocero Domenico Mossi per produrre imballaggi industriali era un gruppo in forte ascesa, già attivo in provincia di Frosinone nella produzione del Pet, sigla che indica il polietilene tereftalato e che, più banalmente, significa imballaggi di plastica a uso alimentare, bottiglie in primis. Alla riapertura di Acetati seguì, nel 1997, l’edificazione del contiguo stabilimento di per chiamato Italpet, diventato Italpet Preforme e Europa Preforme e ceduto, nel febbraio 2008, al gruppo americano Plastipak. Fu, quello, il campanello d’allarme del disimpegno dei tortonesi, che nel 2010 iniziarono a spedire dirigenti e capi-reparto in Cina a spiegare il funzionamento dei macchinari a chi, acquisita quella tecnologia, iniziò a produrre in Oriente. Col 2011 Acetati chiuse definitivamente i battenti e il sito produttivo è stato lasciato al degrado, con una procedura di bonifica che, a oggi, non è ancora conclusa nella parte istruttoria.

Ambiente e processi

Ambiente, bonifica e inquinamento sono parole ricorse spesso, anche in tempi recenti, nella storia del polo chimico. Sono quattro –uno partito proprio la scorsa settimana– i processi istruiti al Tribunale di Verbania dal sostituto procuratore Nicola Mezzina per i morti e i malati di amianto. Lesioni colpose e omicidio colposo i reati contestati ai dirigenti di allora per malattie come asbestosi e mesotelioma della pleura contratte inalando le fibre d’amianto utilizzate per coibentare le tubazioni e i macchinari. Un primo processo s’è chiuso in Cassazione con alcune condanne per i casi di asbestosi ma non per i mesoteliomi mancando il nesso di causalità. Il terzo, pochi mesi fa, ha visto tutti assolti.

Nel 2002 fece più scalpore l’iniziativa del pm Fabrizio Argentieri, che indagò i vertici di Acetati (amministratori e manager, poi rinviati a giudizio e processati) per inquinamento: per le emissioni in atmosfera e gli scarichi a lago via fiume. L’impianto fu sequestrato e il governo nominò il prefetto Alfonso Pironti commissario straordinario. Acetati realizzò il nuovo depuratore e il procedimento penale si concluse con la società che risarcì associazioni e cittadini costituiti parte civile mentre i reati furono dichiarati prescritti.

 

 

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