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VERBANIA – 28.10.2018 – C’è la profonda crisi internazionale

di un gruppo, Mossi & Ghisolfi, con testa e cuore a Tortona ma ramificazioni in tutto il mondo dietro l’urgenza di vendere, con la conversione in outlet e una speculazione immobiliare, l’ex stabilimento Acetati di viale Azari a Pallanza. La proprietà è in capo ad Acetati Immobiliare, una società che ricade sotto la holding M & G Finanziaria, riconducibile alla famiglia Ghisolfi. Il 24 ottobre 2017 sei società italiane del gruppo hanno ottenuto dal Tribunale di Alessandria l’ammissione al concordato con riserva. Si tratta, oltre ad Acetati Immobiliare, di M & G polimeri Italia, Beta Renewables, Italian bio products, Ibp energia e Biochemtex. Tutte le loro attività, a iniziare dall’impianto di biocarburante di Crescentino, in provincia di Vercelli, avviato all’indomani della dismissione dell’attività a Verbania, sono in vendita al miglior offerente. Lo scopo è di far entrare in cassa contante per soddisfare i creditori. Ma c’è anche un altro fronte, ben più importante nelle cifre, nella crisi di Mossi e Ghisolfi. È quello americano, che si discute tra lo stato del Delaware, sede legale delle società Usa del gruppo, e in Texas.

A Corpus Christi, città di 300.000 abitanti affacciata sul golfo del Messico, la multinazionale alessandrina ha avviato nel 2013 un mastodontico progetto per realizzare il più grande stabilimento al mondo di produzione di Pet. Un investimento da far tremare i polsi, che ha avuto problemi, ha rallentato e che ha mandato in crisi finanziaria tutto il gruppo. Il 31 ottobre dell’anno scorso undici società americane del gruppo (M&G Usa corporation, M&G Resins Usa, M&G Finance corporation, M&G Waters Usa, Mossi & Ghisolfi International, M&G Usa Holding, M&G Chemicals, Chemtex International, Chemtex Far East, Indo American Investments, M&G Capital) hanno chiesto l’ammissione al cosiddetto “Chapter 11”, la procedura fallimentare americana. A fine marzo il giudice fallimentare ha autorizzato la vendita dello stabilimento texano, completato all’85%, per 1,1 miliardi di dollari. Lo dovrebbe rilevare la Corpus Christi Polymers, una joint venture di alcuni operatori statunitensi del settore. Il condizionale è d’obbligo perché la procedura è in attesa del via libera dell’Antitrust.

 

 

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