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staz notte

VERBANIA – 10.10.2018 – Come ladro non s’è rivelato

troppo abile ma, come bugiardo, è stato anche peggio. Non spegnere, né estrarre la sim del telefonino che aveva appena rubato alla stazione di Domodossola è la dimenticanza che un ventenne di nazionalità romena senza fissa dimora ha pagato con una condanna del Tribunale di Verbania. In una notte del 2017 il giovane s’aggirava tra i corridoi e i binari della stazione ferroviaria internazionale. Lì vide, semiappisolato su una panchina con lo smartphone al fianco e in bella vista, un passeggero che attendeva l’arrivo del treno per tornare a casa. L’occasione fa l’uomo ladro, recita il vecchio adagio, confermato anche in questa occasione dal romeno, che afferrò il telefonino e s’allontanò. Ridestatosi dal torpore, il derubato s’accorse subito del furto e si recò al vicino punto di polizia per sporgere denuncia. Fornì una descrizione dell’uomo che aveva intravisto poco prima aggirarsi in zona. La descrizione fu utile agli agenti che individuarono il romeno e lo fermarono trovandolo, appunto, in possesso di un telefonino. “È mio”, spiegò ai poliziotti, cui però non riuscì a fornire, perché disse di non ricordarlo a memoria, il numero. Fermato e accompagnato in ufficio, fu messo a confronto con il proprietario dello smartphone rubato, che riconobbe l’apparecchio. Gli agenti invitarono quindi il passeggero “alleggerito” a comporre il proprio numero e, con nemmeno troppa sorpresa, tutti i presenti udirono squillare la suoneria dello smartphone. Per il reato di furto, oggi il tribunale di Verbania ha processato e condannato a quattro mesi il ventenne romeno, che da quell’episodio in poi è sparito, tanto che anche il suo avvocato d’ufficio, Claudia Oggiani, non ha mai potuto rintracciarlo e non sa dove sia.

 

 

 

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