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VERBANIA – 10.10.2018 – S’è sentito incoraggiato

a riprovarci, e l’ha fatto spedendo alcuni bigliettini romantici, ma non ha picchiato nessuno, né tantomeno pedinato la ragazza che corteggiava. È questa, raccontata oggi in aula, la versione con cui il 43enne di Pallanzeno Elvis Motetta s’è difeso dall’accusa di stalking mossagli dalla Procura di Verbania per le “attenzioni” rivolte a una 34enne ossolana che già aveva perseguitato in passato, finendo processato e condannato in via di definitiva. Una versione alla quale né il pm Maria Portalupi, né il giudice Donatella Banci Buonamici hanno creduto. La prima ha chiesto un anno di pena, la seconda l’ha confermato.

I fatti oggetto di questo secondo procedimento, ad anni di distanza dal primo, risalgono al 2017. Dopo un periodo in cui Motetta era uscito dalla vita della giovane, s’era rifatto vivo con biglietti lasciati nella buca delle lettere. Nelle settimane successive il padre della ragazza l’incrociò fuori da un supermercato a Villadossola. In quell’occasione ci fu un contatto fisico, una colluttazione in cui l’uomo finì a terra riportando lievi lesioni refertate al Dea dell’ospedale “San Biagio” di Domodossola. Il terzo episodio contestato è la presenza invasiva – considerata come una sorta di pedinamento – nella palestra di Villadossola frequentata dalla vittima. Per l’accusa gli atti persecutori sono stati provati, così come lo stato di ansia e paura e il forzato cambio delle abitudini patite dalla vittima. L’avvocato Guido Musella, difensore di Motetta, non ha smentito il tentativo di corteggiamento, ma ha sottolineato come non ci siano stati comportamenti violenti, ridimensionando l’episodio del supermercato. Pur ritenendo l’imputato colpevole, il giudice ha contenuto la pena, che il codice penale prevede tra i sei mesi e i cinque anni.

 

 

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