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VERBANIA – 09.10.2018 – Non sono bastate

tre “stampelle” della maggioranza a salvare il Pd e il centrosinistra dai numeri, quelli mancati ieri sera a Palazzo Flaim, dove la seduta di Consiglio comunale è saltata dopo quasi tre ore di acceso dibattito al momento di approvare la variante urbanistica dell’ex Cinema Sociale di Pallanza. Pur disponendo di 19 voti (18 più il sindaco), due di margine sul numero legale di 17, la maggioranza di centrosinistra Pd-lista civica s’è presentata con soli 13 effettivi. Tutti gli altri erano assenti giustificati –meno giustificabile l’aver infranto la prima norma non scritta della politica d’aula: convocare un Consiglio sapendo di avere il numero legale– e, quindi, le sorti della discussa variante urbanistica sono state riposte nella disponibilità, o nella non belligeranza, dei variegati gruppi di minoranza. A dar manforte al centrosinistra sono giunti Damiano Colombo (monogruppo Ncd), Michael Immovilli (gruppo autonomo Forza Silvio) e Giorgio Tigano (capogruppo del Fronte nazionale). I primi due non hanno mai lasciato il proprio banco, ancorché invitati dagli altri colleghi di minoranza. Il terzo s’è aggiunto all’ultimo appello, chiuso a 16 e in coda al quale il presidente Pier Giorgio Varini ha decretato il rompete le righe e ha fissato una nuova convocazione in seconda seduta (quindi con numero legale ridotto) per domani sera alle 21, primo caso in assoluto nella storia del Consiglio comunale di Verbania.

Con i numeri in campo chiari fin dall’inizio, sullo sfondo di un certo attivismo di alcuni, intenti ad aggiornare calcoli e sondare posizioni, il dibattito è stato a tratti surreale, con posizioni molto trasversali che era parso si fossero saldate su una certa maggioranza, poi sgretolatasi alla prova dei fatti. Forza Italia, Comunità.vb, M5S, Sinistra & Ambiente, CittadiniConVoi e Stefania Minore del Gruppo Misto hanno lasciato l’aula quando tutte le opzioni che avevano messo in campo per far rinviare la variante o emendarla s’erano esaurite.

Il punto nodale della variante, quello che divide, è la compensazione economica che il privato intenzionato a convertire da immobile residenziale a turistico-ricettivo (albergo da circa 40 camere con ristorante) offre per avere a disposizione la sala a rustico da 150 posti prevista, a beneficio del Comune, dalla vigente scheda urbanistica. Prima del Consiglio di ieri la somma era di 500 euro al metro quadro. In aula, come ampiamente previsto, è arrivata la correzione del Pd, con la retromarcia del capogruppo Marco Tartari (in Commissione urbanistica aveva sparato altissimo: 2.500-3.000 euro) e la controproposta di 700 euro (da 153.000 a 214.000), evidentemente pre-concordata con la proprietà. Poco? Tanto? Il giusto? A questa domanda ha cercato risposta Tigano: “ce lo dicano gli uffici quant’è il minimo, per darci gli strumenti con cui operare una scelta politica”, ha detto palesando il timore che, a cifre basse, si creerebbe un danno erariale per il Comune. Senza un parere degli uffici, mai investiti dell’incarico, la replica del sindaco Silvia Marchionini e dell’assessore Roberto Brigatti è stata, in sostanza, che ogni cifra era valida. Colombo ha difeso i 500 iniziali dicendo no al mini-rilancio del Pd. Patrich Rabaini di Comunità.vb ha chiesto, come emendamento, una fideiussione di 50.000 euro (poi salita a 100.000) per garantire la salvaguardia della storica facciata del cinema opera dell’architetto Febo Bottini, ma la maggioranza ha detto no. No anche alla proposta del pentastellato Roberto Campana di tornare in Commissione, come peraltro gli stessi commissari avevano deciso tre settimane prima. S’è così giunti alla conta finale, in cui la debolezza numerica del centrosinistra ha pesato come un macigno. Ma domani sera non sarà così, perché con il nuovo numero legale ridotto a un terzo, le possibilità della giunta Marchionini di portare a casa il risultato sono pressoché vicine al 100%, con o senza “stampelle”.

 

 

 

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