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VERBANIA – 08.10.2018 – Insulti, calci e pugni,

minacce di morte… Quando, a inizio del 2018, andò a denunciare il marito, raccontò di vessazioni domestiche che andavano avanti da tre anni, descrivendo una situazione familiare molto pesante aggravata della paura che potesse accaderle qualcosa di irreparabile dal momento che, di recente, aveva scoperto che il padre di suo figlio in passato era stato condannato per omicidio. Le forze dell’ordine avevano preso molto sul serio gli esposti di questa donna residente nel Verbano, chiedendo una misura restrittiva per il marito e denunciandolo per maltrattamenti. Nel timore che il figlio fosse in pericolo i carabinieri erano addirittura intervenuti nella scuola frequentata dal figlio durante le lezioni.

Dipinto come orco, l’uomo è uscito pulito da ogni accusa, riabilitato dalla sentenza di assoluzione pronunciata oggi dal giudice Annalisa Palomba, che l’ha scagionato dalle accuse e, al contrario, ha disposto di trasmettere gli atti alla Procura affinché indaghi la moglie per il reato di calunnia. Che si fosse di fronte a una verità travisata l’ha sostenuto lo stesso pubblico ministero Anna Maria Rossi, convinta dopo aver ascoltato in udienza la testimonianza della parte offesa. Davanti a pm, avvocati e giudice, la donna ha ritrattato quanto raccontato in querela. Voleva legittimamente separarsi – ha detto l’avvocato difensore dell’imputato, Elena Parsi – e ha pensato di sbarazzarsi del marito, che non ha mai pensato di denunciarla per il bene del figlio.

 

 

 

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